Radio Disco Club 65

Oh Girls di Ida Tiberio

Oggi tocca alle "Girls of the Sixties"


Per Joan Baez la definizione icona è troppo abusata? Beh, in questo caso, perdonatemi, necesse est, come avrebbero detto i nostri "ancestors" che dimoravano lungo il Tevere. Joan Baez è un simbolo universalmente riconosciuto di impegno sociale, veicolato dal potentissimo strumento della musica. Quando negli anni sessanta i giovani americani si mobilitavano contro la guerra del Vietnam, lei era in prima fila: coerente e fiera assertrice del diritto alla disubbidienza civile. E poi la chitarra, la passione per il folk, la voce talmente perfetta da risultare un po' innaturale, l'incontro con Bob Dylan... Il resto è storia: dai club del Greenwich Village a Woodstock fino all'era Trump. Joan è ancora un bell'esempio di pensiero divergente e talento.



E' la volta di una ragazza di origini italo-ucraine, rimasta un po' sottotraccia (nonostante un paio di brani di successo) rispetto ad altre celebrità del "cantautorato" femminile degli anni '60. Eppure, la giovanissima Melanie Safka sa scrivere belle canzoni e ha una voce calda e armoniosa. Anche per lei, vale la classica e collaudata trafila di quegli anni: studi musicali di buon livello, esibizioni nei locali newyorkesi (sempre molto recettivi quando si tratta di individuare nuovi talenti) e infine, l'agognato contratto discografico. Melanie viene invitata al mitico festival di Woodstock. Accetta con un po' di riluttanza ma la sua esibizione, apprezzata anche da Joan Baez, è un successo. La giovane cantante e pianista del Queens, modesta e tenace trova spazio nel mondo della musica. Uno spazio forse troppo angusto


 

Con Carole King si entra nel tortuoso ma affascinante (bisogna pur ammetterlo) sentiero dei ricordi. Tapestry è uno dei primi album consumati senza pietà dalla puntina non proprio efficiente del mio giradischi. Sicuramente ero in buona compagnia, perché questo disco colmo di ballate memorabile, vende circa 22 milioni di copie. Carole è una pianista virtuosa e una cantante capace di infondere una buona dose di emotività e passione alle sue canzoni. James Taylor e l' immensa Aretha Franklin hanno dato lustro a You've got a Friend e Natural Noman. Canzoni che fanno parte del patrimonio musicale di tre generazioni. Anche di chi non era e non è un vorace consumatore di cultura rock

Mary Isabel O'Brian, in arte Dusty Sprigsfields è una giovane inglese dall'aria sbarazzina, avidamente appassionata di musica. Anche e soprattutto americana. Il nome richiama la sua indole esuberante, il cognome è un omaggio alla band con cui raggiunge il successo prima di intraprendere una fortunata carrierada solista. Dusty è vocalmenteeclettica; dal folk al beat fino a Burt Bucharach, Carol King e Randy Newman, non c'è nulla che non possa interpretare al meglio. Ma le sonorità in stile Motown le sono particolarmente congeniali e le permettono di affermarsi in tutto il mondo. Ovunque si sia esibita, daTop of Pops, ai set di registrazione di Nashville al (udite, udite!) Festival di Sanremo, Dusty ha dimostrato personalità e talento.

Janis Joplin. Anche per lei non sono necessarie parole ridondati. Tutto è già stato detto (a torto o a ragione) sulla figura straordinaria e tormentata di Janis Joplin, la ragazza dalla voce oscura e inquieta, proprio come la sua esistenza. Dall'adolescenza tristissima in Texas, alla passione per il blues, all'approdo in California, Janis persegue un solo obbiettivo: esorcizzare le sue insicurezze. Abusa di alcol e droghe in modo compulsivo e la popolarità, enorme e travolgente, la coglie impreparata. Sa che l'enorme successo del secondo album dei Big Brother and the Holding Company (quello con la mitica copertina di Robert Crump) è in gran parte merito suo. E' amata e osannata come una vera diva. Ma questo non mitiga la sua solitudine e il senso di inadeguatezza che la accompagnerà fino alla tragica, precocissima morte

 

Ecco l'autentica, indiscutibile regina della Motown: Diana Ross. Il rhythm'n blues, il soul e la musica dance degli anni settanta devono molto alla carica emotiva della sua voce e al suo indiscutibile fascino. Con Florence Ballard (il cui grande talento fu oscurato dalla forte personalità Diana) e Mary Wilson fonda quell'implacabile macchina da hits chiamata Supremes. Sotto l'egida del principale pull di autori della Motown, Holland-Dozier-Holland, le Supremes macinano successi e riconoscimenti in tutto il mondo. Ma la carriera di Diana Ross sopravvive allo scioglimento del gruppo e si rafforza ulteriormente. Interpreta Billie Holyday nel film biografico The Lady sings the blues e spopola nelle discoteche di tutto mondo con i suoi memorabili pezzi dance

 

 

 

Free Fall di Danilo Di Termini

Buongiorno a tutti, sono le 14 e sta per iniziare Free Fall – Jazz in caduta libera, la trasmissione dedicata al jazz (e dintorni) di questa bizzarra emittente che si chiama Radio DiscoClub 65.
Io sono Danilo Di Termini e in questo periodo sono abbastanza a mio agio perché per la prima volta sono legittimato a stare a casa a spulciare vecchie discografie, vedere film muti e leggere libri che non avevo mai avuto il coraggio di affrontare.
Ma non perdiamoci in chiacchiere: in questa puntata ascolteremo Joshua Redman, Brad Mehldau, Christian McBride, Brian Blade, Big Vicious, Avishai Cohen, Yonathan Avishai, Rahsaan Roland Kirk, Ennio Morricone, John Zorn, Roberta Nardi, Alberto Graziani, David Bowie.

Come sempre cominciamo con una novità. E che novità. L'etichetta Nonesuch ha annunciato per il 10 luglio l'uscita di RoundAgain, nuovo disco a nome di Joshua Redman, Brad Mehldau, Christian McBride e Brian Blade. Un all-star quartet, che aveva già registrato in questa formazione nel 1994 nel disco di Joshua Redman, MoodSwing. L'album conterrà sette inediti, tre di Redman, due di Mehldau e uno di McBride e Blade.
Sentiamo Right Back Round Again

 

Altra novità è il nuovo album di Avishai Cohen. Attenzione, questo è il trombettista e non il contrabbassista omonimo. Il nuovo progetto esce per ECM e si chiama Big Vicious, un originale ensemble formato da Yonatan Albalak alla chitarra Uzi Ramirez alla chitarra e basso, Aviv Cohen e Ziv Ravitz alla batteria ed elettroniche varie; avrebbero dovuto suonare in Italia a marzo, ma ovviamente la data è saltata. Voci ben informate ci dicono che sarebbero stati anche a Genova, al Gezmataz di Marco Tindiglia, ma a questo punto chissà...
Peccato perché la loro musica è davvero interessante, mescola rock, pop, trip-hop, ma tiene salda la barra del jazz. Sentiamoli comunque dal vivo, da un'esibizione dello scorso anno al festival francese Jazz sous les Pommiers, Pyramid Song (sì quella dei Radiohead)

 

A settembre era uscito un altro disco di Avishai Cohen; si tratta di Playing The Room, in duo con il pianista Yonathan Avishai. Conteneva una delicatissima cover di Sir Duke di Stevie Wonder. Eccola:

 

Adesso grazie a Stevie Wonder torniamo indietro nel tempo e facciamo visita a Rahsaan Roland Kirk, sassofonista prodigioso, noto per la sua capacità di suonare più strumenti contemporaneamente, oltre che inventore di una tecnica in cui si soffia e canta nelllo strumento. Grandissimo flautista, cieco dall'infanzia per una sciagurata disgrazia, è scomparso prematuramente a soli 41 anni nel 1977.
Riascoltiamolo proprio con una cover di un pezzo di Stevie Wonder, My Cherie Amour


 

Inevitabile a questo punto andare da Stevie Wonder, uno degli artisti più geniali della storia della musica tutta. Prima del brano di Roland Kirk avevamo ascoltato Sir Duke, brano dedicato a Duke Ellington e proveniente dal meraviglioso doppio album del 1976, Songs in the Key of Life. Proprio a quello stesso periodo appartiene questo raro filmato di "As".

 

Restiamo nel 1976 quando usciva anche un film piuttosto discutibile a regia di Carlo Lizzani, si intitolava Ore 22 (San Babila ore 20: un delitto inutile). Ne abbiamo discusso recentemente con l'amico Diego Curcio che lo considera un film di culto; io l'ho trovato approssimativo, improbabile e piuttosto ideologico. Su una cosa siamo d'accordo: la colonna sonora di Ennio Morricone è come quasi sempre accade molto interessante. Ascoltare per credere

 

Se si parla di Morricone applicato al jazz inevitabile arrivare a John Zorn. In uno dei suoi dischi più famosi (prima che ne sfornasse una dozzina al mese...) c'è The Big Gundown – John Zorn plays the music of Ennio Morricone. Uscito nel 1986 con un gruppo che comprendeva Bill Frisell, Bobby Previte, Tim Berne, Arto Lindsay, Fred Frith e molti altri ancora, ripropone molti titoli celebri (e meno) del grande compositore romano. Sentiamo la sua rilettura di Il Clan dei siciliani, film del 1969 di Henri Verneuil con Alain Delon, Jean Gabin, Lino Ventura e anche il nostro Amedeo Nazzari.

 

Anche oggi siamo andati in giro su Facebook a sfrucugliare tra i post che gli amici musicisti stanno condividendo in questi giorni in cui si ha molto tempo per ascoltare e fare nuove scoperte.
Grazie a Roberta Nardi ho conosciuto Chiquinha Gonzaga, una compositrice, pianista e prima direttrice d'orchestra brasiliana. Prima, perché stiamo parlando degli anni a cavallo tra fine '800 e inizio '900! In Brasile è molto famosa visto che nel 2012 è stata istituita la Giornata nazionale della musica popolare, celebrata il giorno del suo compleanno, il 17 ottobre.
Roberta nel giugno dell'anno scorso insieme al chitarrista Alberto Graziani si è esibita in piazza dei Garibaldi, nel centro storico di Genova. Una videoregistrazione molto semplice, ma un'esibizione davvero toccante di una bellissima canzone, Lua Branca.

 

Dalla luna ad una Stella, che purtroppo ci ha lasciato. Sto parlando di David Bowie che nelle sue poliedriche trasformazioni musicali ha sfiorato più volte il mondo del jazz. Nell'ultimo disco poi la presenza di musicisti come Donny McCaslin o Mark Guiliana e di brani come Sue (Or in a Season of Crime) composto insieme a Maria Schneider, hanno spostato decisamente la musica del duca Bianco verso sonorità più affini alla musica che vi proponiamo.
A proposito, prima di lasciarvi vi ricordiamo che in questa puntata abbiamo ascoltato Joshua Redman, Brad Mehldau, Christian McBride, Brian Blade, Big Vicious, Avishai Cohen, Yonathan Avishai, Rahsaan Roland Kirk, Ennio Morricone, John Zorn, Roberta Nardi, Alberto Graziani, David Bowie.
Ritrovate tutto come sempre sul sito di Disco Club o tra poco in una comoda playlist su Spotify. L'appuntamento con Free Fall e il jazz di danilo Di Termini è martedì prossimo.
Vi lascio con Dark Star di David Bowie. Buon weekend.

 

Blue Morning di Dario Gaggero

Buongiorno a tutti e benvenuti all'appuntamento del sabato con Blue Morning!
Pronti per un nuovo viaggio nei meandri della musica nera (e zone limitrofe)?
Oggi partiamo con un cantante che abbiamo ingiustamente trascurato nelle puntate precedenti, dotato di una vocalità sorprendentemente dinamica che lo porterà nel corso della sua carriera a passare con nonchalance dal doo wop delle origini al rhythm and blues e dal rock 'n'roll al soul propriamente detto.
E' Jackie Wilson, 'Mr.Excitement' in persona (e sosia non ufficiale del nostro Defenu) qui con la sua 'That's why (I love you so)', del 1959.

 

Checchè ne dica quell'antipatico di Eric Clapton Sonny Boy Williamson II aveva veramente tutto dalla sua: espressività vocale, maestria nell'armonica, blues che sono diventati veri e propri standard, estetica (e non solo) da simpatica canaglia.
Lo saprete senz'altro già ma l'originale Sonny Boy Williamson non era lui – ha semplicemente fatto finta di esserlo nel dopoguerra.
Il 2 ce l'hanno messo i posteri per distinguerli.
Ci sarebbero mille aneddoti da raccontare su Sonny Boy (e molti sono senz'altro falsi, visto che li raccontava lui) ma è meglio lasciar parlare la sua musica.
Questa è la sua classica 'Keep it to yourself'.

 

 

Dopo più di vent'anni di gavetta sta finalmente affermandosi su scala internazionale (è stata recentemente anche in Italia) la virtuosa della slide Joanna Connor: qui rilegge dal vivo la 'Walkin' Blues' di Robert Johnson.

(Lo so, lo so. E' un po' una truzzata. Ma per ridestarsi dal torpore di questa quarantena ogni tanto un po' di volume ci vuole)

 

 

Passiamo a qualcosa di molto più oscuro: un funk/r&b dall'atmosfera insolitamente greve a firma Ricky Allen, nome minore della scena di Chicago che era tra i pionieri della commistione tra soul e blues che sarebbe esplosa nella seconda metà degli anni '60.
Qui rilegge in chiave più 'moderna' la sua 'Cut you a-loose' (siamo nel 1968 - l'originale è del 1963).

 

 

Presente sulla scena di Chicago a partire dagli anni '40, Eddie Boyd ha avuto una carriera lunga e artisticamente fortunata (ha composto la classica 'Five Long Years' e collaborato con almeno tre generazioni di bluesmen). Trascorse gli ultimi 20 anni della sua vita in Finlandia, disgustato dal razzismo ancora imperante negli States.

Ecco una versione per piano solo di 'Praise to My Baby'

 

 

Direttamente dai filmati della tournée europea della Stax (la Stax/Volt Revue) una delle coppie più sottovalutate della Soul Music: Sam & Dave!
Godetevi questa travolgente versione del loro classico 'Hold on, I'm Coming'

 

una coppia ad un'altra: uno dei sodalizi più celebri della storia del blues ha visto protagonisti due artisti assolutamente in grado di reggersi ognuno sulle proprie gambe. Sto ovviamente parlando di Junior Wells e Buddy Guy, entrambi dotati di una spiccata individualità che magicamente complementa quella dell'altro nei dischi che hanno inciso insieme. Qui sono dal vivo al Festival di Montreux con la loro 'When you see tears from my eyes'.

p.s. per gli Stones maniacs: volevo segnalarvi l'inusuale presenza di Bill Wyman al basso.

 

 

Dotato di un suono urticante come pochi altri (tutto basato sullo spericolato uso della slide e su ritmi serrati, privi dell'apporto di un basso vero e proprio) Hound Dog Taylor è stato per anni uno degli artisti di punta della storica etichetta Alligator di Blues Iglauer. Questa è 'Gimme Back My Wig', tratta dal suo primo album 'Hound Dog Taylor and the Houserockers'

 

 

Pronti a ballare? Sapete che per contratto devo mettere almeno un classico di New Orleans a puntata: è il turno di Benny Spellman è della sua 'Fortune Teller'.

 

 

Come in ogni puntata vi parlerò di un artista italiano: quello di oggi lo conoscerete tutti ma – come si suol dire – repetita iuvant.
E' il bluesman italiano del quale si è parlato di più sulla scena internazionale negli ultimi anni, e in un più è anche un nostro concittadino. Sto parlando di Dany Franchi, ovviamente.
Qui si cimenta con un classico di Eddie Taylor, tratto dal suo album 'Problem Child':

 

 

 Chiudiamo la trasmissione con un brano che ha sempre il potere di mettermi di buonumore. Spero funzioni anche con voi.
Lui è Big Joe Turner, il re degli shouter, e il brano è la sua 'Morning Glory'.

Ci vediamo martedì prossimo con una nuova puntata di 'Blue Morning'!

Ciao, Dario.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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