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BEIRUT: La storia, i testi, le immagini
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Ma il canto della “vedova”, il ricordo dell’osservazione di suo fratello, è rimasta impressa nella mente di Zach. Nasce così “Cliquot”, o meglio la “vedova Cliquot” (ricordate lo champagne?) che nel 1805 ha perso il suo amato Francois per una febbre improvvisa. Questa musica è tutta per lei, è un inno vero e proprio , cantato in questo caso da Ed Droste dei Grizzly Bear che per l’occasione si è unito al Imagegruppo col sui viso melanconico che accresce la suggestione del brano. In “The Penalty” invece Zach è inizialmente solo, con la sua voce e l’ukulele, è una voce evocativa dietro la quale sembra di sentire l’eco di un temporale lontano, le vibrazioni si inseguono, trepidanti. Sembra che il cielo si apra sopra la sua voce, poi il gruppo si ricompone, suona all’unisono. Ritroviamo i musicisti in “La fete” mentre attraversano una sala giochi e si fermano davanti a un tavolo da ping-pong: qui, mentre eseguono il brano, si mettono a giocare e il batterista usa una racchetta in sostituzione delle tradizionali bacchette. “In the Mausoleum” è semplicemente splendida, il violino dialoga con le percussioni che si esercitano su qualunque cosa sia loro a tiro, un’anguria compresa:
- Viaggi nel tempo per imparare /la tua vita segreta / nel tuo mausoleo. / E Berlino / è così brutta nella luce del mattino.
“Le dernier verre” (l’ultimo bicchiere) è essenzialmente una composizione per voce e piano che termina con una imponente coralità; Zach riappoggia a un vecchio juke-box e dirige l’orchestra, coi gesti delle mani:
- Il rintocco di campane / sette volte / completato in nove / trovo che il mondo si muova lento. / No, ma io / ho imparato da tempo / le tue mani.


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