Rock

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ImageFin da bambino Elvrum ha sempre avuto in mente l’immagine di Mount Eerie. Affacciandosi alla finestra rimase tanto affascinato da quelle forme, che non resistette a disegnarle sul muro di camera sua, poi in bagno col rossetto della mamma, poi ancora col gesso sul marciapiede fino a quando, ormai divenuto adulto, ha dedicato al monte un concept album, legato al tema della primitiva energia della terra.

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ImageNegli anni sessanta, John Hammond era uno stravagante figlio della borghesia bianca (suo padre è stato uno dei discografici più lungimiranti dell’epoca) animato da una passione quasi filologica ma indubbiamente autentica per il blues. Sono trascorsi quarant’anni dalle sue prime esibizioni nei club del Greenwich Village, ma John Hammmon  rende ancora omaggio al blues, all’intensità delle sue emozioni, al suo incedere dolente e appassionato.

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ImageBen Harper con i suoi “Criminali Innocenti” approda al quinto disco in studio con il solito personale eclettismo. Come uno studente che sfoglia un’enorme enciclopedia della musica, Ben inghiotte nelle sue composizioni suggestioni provenienti da posti e musiche diversissime. Il reggae vicino al blues elettrico, al soul e alla ballata acustica di marca Bob Dylan, tutto filtrato e raccontato da una voce originale e sincera.

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ImageIl folk delle isole britanniche cerca da diversi anni nuove leve in grado di ascendere ai livelli dei grandi personaggi degli anni ’70 come gli sfortunati Nic Jones e Shirley Collins o gli ancora  attivi  Martin Carthy, Dick Gaughan e Andy Irvine. Uno dei nomi più qualificati è  quello di Kate Rusby che, grazie anche all’aiuto di John McCusker, si è sempre mantenuta all’interno di suoni  morbidi e gentili senza  cadere  vittima delle cotonature new age che tanto ridicolo hanno gettato sulla musica tradizionale nel corso degli anni ’90.

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ImageEx chitarrista dei misconosciuti brit-rockers Longpigs e session man di Pulp, Robin Williams e Beth Orton, Hawley si è costruito una discreta reputazione come autore di canzoni intrise di nostalgia per un passato letterario ed immerse in atmosfere noir, nelle quali può dare libero sfogo alle proprie malinconie esistenzialiste.

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ImageAnche per Tom McRae, come per i Turin Brakes e altri , il secondo album coincide con la necessità di affrancarsi da quella sorta di genere-tamagochi che fu il “new acoustic movement”. “Just Like Blood”  colloca McRae in una posizione intermedia fra David Gray e i Coldplay, proponendo una sequenza di brani strutturati in chiave acustica che partono su toni  sommessi per caricarsi, a poco a poco, di  sussulti melodrammatici (“Karaoke Soul”).

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