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VIAGGIO IN CINA
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ImageLa questione è ormai classica, almeno fra chi viaggia in Cina: meglio Shanghai o Pechino? Sicuramente la prima impressione vede Shanghai (da pronunciare più o meno “scian ai”) vincere a mani basse e grattacieli alti. Si può non essere appassionati di moderna architettura verticale, ma un viaggio fra il centro e la nuova area commerciale di Pudong (dove ci sono le ‘torri’ più alte dell’Asia) è davvero spettacolare sia per la quantità di grattacieli – ormai in numero superiore a quello di New York – che per le loro peculiarità architettoniche (un tetto a forma di petali di fiore, ad esempio). Una passeggiata serale lungo le rive del fiume Huangpu è davvero stupefacente: su una riva gli edifici anni ’30 e molto britannici del Bund, sull’altra i nuovi grattacieli dalle luci multicolori che ne evidenziano gli elementi più ‘tradizionali’ (nelle notti meno limpide i piani più alti scompaiono letteralmente in una nebbiolina da cima montana). Il premio per il miglior esempio di grandiosità turbokitsch va all’edificio che, lungo i 25 piani di una facciata, propone un’alternanza di tipici motivi pittorici cinesi (farfalle, fiori…) straniati dai colori acidi delle luci al neon. Lungo l’acqua passano le serie chiatte che trasportano carbone e i faceti battelli-ristoranti a forma di dragone o recanti enome pubblicità, anche queste al neon, di Samsung o LG. L'effetto complessivo è una centrifuga in cui la predominanza del nuovo viene speziata dall’antico, una centrifuga molto affollata, molto divertente e un po’ destabilizzante, quasi che Shanghai abbia ormai rubato a New York, e quindi la Cina all’Occidente, il primato della modernità imprimendovi sopra l'ideogramma della propria tradizione, o almeno un simulacro di questa. A proposito di modernità: il treno che collega l'aeroporto all zona di Pudong viaggia a 397 chilometri all’ora…
L’approccio a Pechino lungo il percorso che dall’aeroporto conduce al centro è invece deludente, con uno spiacevole “effetto grigio-Milano” accentuato da modeste sequenze di grattacieli squadrati e scialbi . Quanto a Piazza Tienanmen, è certo incredibilmente grande ma anche molto impersonale nei suoi edifici anni ’50 in stile sovietico (fa eccezione il lato su cui si affacciano la Porta del Cielo e i muri rossi della cinta esterna della Città Proibita). E’ solo addentrandosi nei quartieri a nord della Città Proibita che si incontrano laghi e parchi gradevoli i e soprattutto quanto resta degli hutong, i vicoli della vecchia Pechino: lunghi muri grigi su cui si aprono le porte di cortili che possono ospitare fino a nove piccolissime e abbastanza povere abitazioni. Se invece la porta (rossa) è chiusa, vuol dire che la corte è stata risistemata da un'unica famiglia discretamente benestante. Gran parte degli hutong stanno scomparendo sotto l’azione delle ruspe degli speculatori edilizi ed è probabile che fra qualche anno resteranno solo quelli più vicini ai laghi, magari trasformati in quartiere da ristoranti chic (come è accaduto a Shanghai in una parte della Concessione Francese). A proposito di cucina, a Pechino c’è anche la via gastronomica, ovvero Donhuanmen. Gli edifici sono stati rimessi a nuovo e la foltissima clientela è formata soprattutto da gitanti cinesi con macchina fotografica digitale, ma il fumo che sale dalle tante bottegucce e le grida dei venditori che vantano la bontà dei loro noodles e spiedini hanno qualcosa di antico. E allora meglio Shanghai o Pechino? A questo punto decidete voi.


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