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VIAGGIO IN CINA
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Al ritorno a casa quale impressione resta della Cina? Soprattutto la sensazione di una rapida corrente di mutamento in cui la persistenza dell’antico o del tradizionale appare residuale e tuttavia coriacea: a Shanghai le distese di macerie su cui sorgerà il millesimo grattacielo con un’unica casetta a due piani ancora in piedi e ancora abitata; ancora a Shanghai la luccicante ed efficientissima metropolitana dove ci si spintona all’antica per fare il biglietto; il China Daiyl che annuncia le nuove conquiste teconologiche del paese ma invita alla confuciana armonia fra popolo e governanti; i grattacieli anni Ottanta, sovraffollati e già corrosi di Chongqing (Einstürzende, anzi Einstülzende, Neubauten…) poco lontani dai localini dove si serve la tradizionale “marmitta”, pentolone sistemato al centro di tavoli con fornello dove bolle un liquido piccantissimo in cui far cuocere spiedini di verdure, legumi o carne.
Se si vuol proprio pensare a due immagini simbolo, entrambe hanno a che fare con la grandiosità e l’indefinitezza: la torre Jin Mao a Shanghai, i cui piani più alti (diciamo dall’80 all’88) sono sovente nascosti dalla nebbia e la Grande Muraglia: una striscia tutta saliscendi visibile per chilometri e chilometri che, a un certo punto, si perde anch’essa nella foschia. L’idea di Cina che si dissolve nel passato e nel futuro. (Antonio Vivaldi)

Nella pagina sottostante la galleria fotografica del viaggio in Cina a cura di Gabriella Paradisi.

p.s. Nell'ultima foto sull'imbarcazione il cinese si riconosce per essere privo di barba (l'altro è Vivaldi).



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