Rock

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COLD WAR KIDS - Mine Is Yours

Riusciranno i Cold War Kids a diventare famosi? Per il loro terzo LP, Mine Is Yours, hanno assoldato un produttore di grido, Jacquire King (Tom Waits, Kings of Leon), e normalizzato il loro suono. Sono in gran parte spariti gli spigoli e le asperità dell'esordio Robbers & Cowards e del seguito Loyalty To Loyalty; il metodo è quello che ha dato agli ultimi Kings Of Leon il successo delle arene; ma i Cold War Kids sono un affare differente, e credo che molti avessero trovato proprio in quelle asperità la ragione per affezionarsi alla band. Non che Mine Is Yours sia un brutto disco: Bulldozer, Sensitive Kid, Cold Toes On The Cold Floor sono brani degni delle prove precedenti, Louder Than Ever è trascinante e dal vivo magari esplosiva. E' solo che il suono a tutto tondo offerto da questa terza prova sembra poco adatto a loro.  Ovviamente pronta a ricredermi se il successo dovesse arrivare per davvero. (Marina Montesano)

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DANIEL MARTIN MOORE - In The Cool Of The Day

Nato dall'incontro mistico con un vecchio, polveroso Steinway, registrato in una chiesa, mixato nel monastero e rifinito in una 'funeral home'... Ci sono tutti gli ingredienti per omaggiare la tradizione gospel americana in questo nuovo cd di Daniel Martin Moore; il cantautore del Kentucky, con l'aiuto di Yim Yames al banjo e un ristretto gruppo di amici musicisti, rivisita qui una smazzata di brani religiosi e ne compone altri nella stessa vena, alternando arrangiamenti che variano dal bluegrass allo swing con atmosfere più intimiste. La voce duttile e calda e la strumentazione sostanzialmente acustica sono un valore aggiunto, mentre l'omaggio a Jean Ritchie, da cui il titolo dell'album, è un ulteriore segno di rispetto verso la grande tradizione folk americana. Anche se il tutto dura solo una mezzora nel disco regna la rara intensità di una genuina e calda preghiera. (Fausto Meirana)

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GREGG ALLMAN - Low Country Blues

Low Country Blues, ovvero il classico disco inaspettato da un artista ormai da anni in astinenza da sala registrazioni... Gregg Allman non entrava in un record studio ufficialmente dal 2003, quando incise Hittin' the Note con la attuale Allman Brothers' Band!
Le tracce sono grossomodo ascoltabili esclusa qualche eccezione. Si alternano grandi momenti musicali a profonde cadute di stile, ma si può considerare un buon lavoro (forse leggermente nostalgico visto il genere delle incisioni, ma chi di voi musicofili non lo è mai stato verso blues e derivati?).
Nella prima traccia, Floating Bridge, si ha un primo impatto abbastanza traumatico con la voce di Gregg: Invecchiata notevolmente rispetto alla sua resurezione artistica degli anni '90, ma ancora piacevole e piena di sentimento. Il classico di Sleepy John Estes è ben reso, con un intro su chitarra acustica a cui si aggiungeranno pian piano percussioni, piano, basso e chitarra elettrica in un crescendo tutt'altro che fastidioso.

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DURAN DURAN - All You Need Is Now
I Duran Duran sul sito di Discoclub. E qui si vede se la democrazia musicale esiste. Se leggerete questa recensione si. Comunque è inutile fare quelli che hanno la puzza sotto il naso: I Duran Duran hanno trent'anni di carriera (perchè bene o male non si sono mai fermati) ed occupano uno spazio ancora considerevole nel cuore di molti Old Romantics (perchè New oramai non lo sono più). Inoltre, ragazzi, ci siam tutti fatti dei pipponi con i Japan (a proposito, Mick Karn R.I.P. porco Giuda) e Rio cos'era se non una riproposizione di quei suoni e di quegli stilemi? Orbene, forse invoglierà la redazione alla pubblicazione della presente sapere che il nuovo lavoro dei laccati (insomma, qui abbiamo i Pooh che hanno fatto un album prog adesso adesso...) è prodotto da Mark Ronson, nuova volpe delle produzioni vintage e che restituisce in tutto il loro splendore i suoni che fecero, all'epoca, epoca. Non scherzo, grande disco, ci becchiamo fiatando poco gli Scissor Sisters e quindi perchè non apprezzare gli originali poseurs che, ribadiscono, sfornano, per adesso, nove canzoni fulminanti (altre tre saranno aggiunte nel supporto fisico visto che qui si recensisce la versione Itunes) dove sfido chiunque a non muovere perlomeno il piedino (pure quelli che ce l'hanno di legno, il piede intendo). Le cose migliori: Blame the Machines, una nuova Girls on Film dove appare pure Ana Matronic (ed il cerchio si chiude) e Runaway Runaway, tanto per citare solo le più contagiose. Riverberi di Save a Prayer appaiono qua e la, poco importa se sono campioni o furbate, chissene. Ascoltare ascoltare, prima dell'avvento del Kazzinger sound (nella vision ci siamo già). (Marcello Valeri)

P.S. Kazzinger non ha nulla a che vedere con Kazzenger di Crozza, i più accorti se ne saranno accorti.

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WE ARE THE LILIES - We Are the Lilies

In ambito musicale l'aggettivo 'carino' è spesso decodificabile come 'piacevole ma effimero'. We Are The Lilies è indiscutibilmente carino, ma in più offre una sua specificità che potrebbe renderlo farlo ricordare anche fra un po' di tempo quantomeno nel settore collaborazioni curiose.  Il progetto nasce dall'incontro casuale fra il veterano Sergio Dias degli Os Mutantes (leggendario gruppo di psichedelia brasiliana) e il gruppo francese Tahiti Boy & The Palmtree Family. Registrato in cinque giorni, l'album correva il rischio di tramutarsi nella classica successione di stereotipi e ovvietà. Se gli stereotipi ci sono, è altresì indiscutibile che sono amabilmente amalgamati fra loro e danno vita a un suono che riesce a essere solare e fresco allo stesso tempo, un po' come i giorni migliori delle mezze stagioni (e visto che non esistono più - dicono - il disco servirà almeno a ricordarle). Il gioco del retrò-moderno oggi di moda qui si muove fra pop allegro e profumi psichedelici e fra le cadenze innodiche di Cry When You Sleep e le voci da palme al vento di  We're Gonna Live Forever. L'insieme è sempre vivace e quasi sempre inventivo e l'alternanza fra grinta da fumetto punk e soavità tropicalista rende divertente anche la comparsata di Iggy Pop in Why? L'altra star anziana è Jane Birkin, a cui si deve l'unico passaggio sommesso del disco, Marie. (Antonio Vivaldi)

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7 WALKERS - 7 Walkers

I 7 Walkers nascono dall’incontro fra un cantautore (Malcom Welbourne) appassionato di musica africana al punto da assumere le sembianze artistiche di Papa Mali e lo storico batterista dei Grateful Dead Bill Kreuzmann. In compagnia di altri musicisti i due hanno realizzato un autentico e caleidoscopico omaggio musicale alla città di New Orleans. L’album dei 7 Walkers è un viaggio musicale affascinante e fitto di spunti sorprendenti; alle sonorità bayou tipiche della Luisiana. si aggiunge l’energia del rock’n’roll, la sinuosa malinconia del blues. Il risultato si concretizza soprtattutto in una ballata fascinosa come King Of Cotton Blues (cantata da un vecchio leone del country, Willie Nelson), nella bellezza aspra di Lousiana Rain e nella ruvidezza blues di Hey Bo Diddle. L’amore per New Orlesans, l’auspicio che torni presto ad assumere il ruolo che storicamente le compete nella storia della musica, la solidarietà ad un popolo che ancora attende un segno concreto di speranza, animano un lavoro onesto e passionale. Da ascoltare. (Ida Tiberio)

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