Rock

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Image Ecco un lavoro che si manifesta, senza remore, in tutta la sua fiera e accattivante semplicità. Ready For The Flood porta la firma di Mark Olson e Gary Louris dei Jayhawks (il primo ha lasciato però la formazione diversi anni fa) ed è il tripudio della vocalità di gran classe e delle ballate dal sapore antico e, insieme, irresistibile. E’ come se la California di Gram Parson o di David Crosby fosse tornata a rivendicare la propria supremazia nel campo delle armonie vocali. Prodotto da Chris Robinson dei Black Crowes, l’album si muove con grazia e sapienza tra ballate acustiche e rari inserimenti elettrici, in un elegante fluttuare di chitarre, banjo e armoniche. Niente di nuovo, dunque? Certo che no. Ma è pur vero che Black Eyes, Bicycle o Kick The Wood sapranno riscaldare il cuore di chi è ancora soggiogato dall’eterno fascino di una bella canzone. A questo punto c'è solo da augurarsi che Olson ritorni a fare coppia con Louris anche nei Jayhawks. Un concerto acustico tenuto quest'estate in Spagna sembra alimentare le speranze di chi non ha dimenticato un album fondamentale per il roots-rock come Hollywood Town Hall. (Ida Tiberio)

{mos_sb_discuss:11}

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Image A neppure un anno dal fortunato esordio, tornano i Los Campesinos!, gallesi, scoppiettanti e con tanto di punto esclamativo a seguire. Vittime, o beneficiari, di un hype serrato da parte della stampa britannica i 7 (che di cognome fanno tutti “Campesinos!” come i Ramones facevano Ramone) sono un modernissimo gruppo pop. Un pop di ottimi ascolti (tracce di Pavement, Sonic Youth, indie folk) e melodie svelte che, superata la diffidenza iniziale (e un po’ snob) per le proposte troppo pubblicizzate, si rivela ben scritto, ben suonato e allegramente contagioso. Le voci (maschile e femminile che s’inseguono) e gli arrangiamenti (stratificati e intensi) cristallizzano la cifra stilistica del gruppo, che non ha paura di suonare spensierato. Ed anzi lo fa con stile e personalità invidiabili. (Marco Sideri)

{mos_sb_discuss:11}

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Image Viene in mente la classica domanda: “Lo sono o lo fanno?”. Rachael Hughes e Naybob Shineywater vivono in un tepee nel deserto del Nuovo Messico (o in una casa di mattoni di terracotta quando fa più freddo), hanno inciso le canzoni di Motion To Rejoin usando come fonte energetica solo quattro pannelli solari, si battono per la depenalizzazione delle droghe native e parlano di cose come il risveglio dell’io interiore e di “aquile che volano oltre le luci della città”. In tutti i concerti di una recente tournée europea Shineywater ha cantato tenendo in bocca una punta di freccia (spuntata?) perché “le mie parole toccassero questa pietra prima che orecchie europee potessero udirle”. Prosegue ancora Shineywater, che vanta lontane ascendenze amerindiane: “Non ho cantato per la guerra, ma per coinvolgere lo spirito di chi ha fabbricato la freccia e per aiutare il mio spirito a guerriero a cantare in Pace”. La prima considerazione che verrebbe spontanea è che la realtà supera qualunque parodia (vale, in ambito socio-politico opposto, per Sarah Palin, capace di essere più assurda delle sue imitatrici) e che ci troviamo di fronte a un velleitario hippismo di ritorno.

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Image I B&S erano un gruppo in cui credere. Esatto: erano; nonostante non siano sciolti e l’idea di un nuovo album, presto o tardi, non sia un desiderio impossibile. L’imperfetto è d’obbligo perché i Belle And Sebastian sono cambiati, a partire da “Dear Catastrophe Waitress” (2003), abbandonando, in favore di una contaminazione pop a tutto campo, il folk indipendente degli esordi, che in tempi complessi come i nostri era riuscito oltre che a partorire canzoni eccezionali, a creare intorno al gruppo un culto intimo e condiviso che andava al di là della musica. The BBC Sessions (1996-2001) ci restituisce quel gruppo in tutta la sua gloria artigianale, con pezzi registrati per la radio e un concerto natalizio bonus del 2001. Quattro inediti veri e propri completano il menù. Timidamente immensi. (Marco Sideri)

{mos_sb_discuss:11}

Valutazione Autore
 
0.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Image I 17 anni di attesa dall'ultimo disco dei Guns n' Roses sono soprattutto una trovata pubblicitaria. Più che atteso, infatti, il nuovo disco di Axl Rose era temuto: cosa aspettarsi da registrazioni abortite innumerevoli volte, con una fila di produttori e musicisti infinita? Diciamo subito, allora, che Chinese Democracy è di gran lunga meno peggio di quanto fosse lecito attendersi. Comincia bene, con il primo singolo Chinese Democracy e soprattutto con il secondo, Better, il pezzo migliore della raccolta, dotato di un riff che non fa rimpiangere i Guns di una volta. In un certo senso, il discorso riparte da Use Your Illusions, con gli stessi pregi che ne avevano decretato il successo, e i molti difetti: brani lunghi, barocchi negli arrangiamenti, sopra le righe. La voce di Axl non è più quella di Sweet Child O' Mine, ma rimane comunque inconfondibile; e se nel mezzo il disco si perde (Scraped è un'insensatezza), per poi riprendersi verso la fine (I.R.S. e Madagascar sono entrambe buone ballate), con i suoi oltre 70 minuti di durata Chinese Democracy non manca di intrattenere e divertire. (Marina Montesano)

{mos_sb_discuss:11}

Valutazione Autore
 
0
Valutazione Utenti
 
90 (1)

Image Fin dalla foto in copertina, uno immagina l’atmosfera del disco. Colori caldi, microfoni vintage, magari una sigaretta appoggiata che si spegne lentamente. Madame Faithfull sceglie l’ultra classico per consolidare l’aria di rinascita che già da qualche anno si respira dalle sue parti. Coerentemente, il disco è una raccolta di cover che, unite dalla voce profonda della padrona di casa, spaziano da repertori collaudati (Billie Holiday) a nuove leve della canzone (Neko Case, Decemberists). L’effetto è impeccabile: arrangiamenti misurati ma vivi (a cura di Hal Willner), ospitate prestigiose ma discrete (Nick Cave, Jarvis Cocker, Cat Power), un senso di melodia e atmosfera assolute e coinvolgenti. Gran disco, merci, Madame. E per una volta l’edizione “deluxe” non è solo per fan: quasi il doppio dei pezzi, e un DVD. (Marco Sideri)

{mos_sb_discuss:11}

Login