Rock

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Image I Glasvegas sono un quartetto di Glasgow di cui la stampa inglese parla con entusiasmo da circa un anno. Le esibizioni dal vivo e i primi singoli in edizioni limitata hanno scatenato una corsa all'ingaggio da parte di numerose case discografiche e il loro esordio era quindi molto atteso. La band attinge al suono di Phil Spector, non diversamente da come avevano fatto in passato i concittadini Jesus And Mary Chain (con i quali hanno anche in comune un batterista, nel caso dei Glasvegas è una ragazza, che suona in piedi), ma sostituendo il feedback con un suono di chitarra ricco di echi e effetti tremolo. Il cantante e compositore James Allan ha una voce che ricorda Joey Ramone con un pesante accento scozzese. Se il disco si perde leggermente nel finale, i primi sette brani sono di grande impatto, con il singolo Daddy's Gone in testa. Insomma un esordio felice, mentre la band dichiara di avere già in preparazione il seguito.  (Marina Montesano)

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Image Buone capacità strumentali, presenza scenica, la bellissima voce di Caleb Followill, un repertorio di ottimo livello: i Kings Of Leon sono ormai delle star, soprattutto nel Regno Unito, dove quest'anno sono stati fra gli headliner di Glastonbury. Già a partire dal precedente LP la band dei tre-fratelli-più-un-cugino Followill aveva sostituito al Southern Rock degli esordi un suono più contaminato (a volte definito 'da stadio'), facendo storcere la bocca a molti, ma certo guadagnando in popolarità. Only By The Night non si discosta da quella traccia, anche se ai primi ascolti sembra disporre di un maggior numero di canzoni dall'impatto immediato, a partire dall'ottimo singolo Sex On Fire, uno dei migliori brani che la band abbia mai scritto. Non sono da meno i due pezzi iniziali, Closer e Crawl, nonché alcuni momenti d'atmosfera, come ad esempio Revelry. (Marina Montesano)

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Image Dopo l’esercitazione in stile country-pop intelligente di Garden Ruin, i Calexico tornano alla fusion di neon e polvere (vedi il titolo) che li aveva fatti amare ai tempi di The Black Light. Come sempre bravi a suonare e a comporre, Burns e Convertino aggiungono con Carried To Dust un nuovo, pregevole episodio alla loro saga di frontiera fra Arizona e Messico. Le coordinate sono ormai note: a una base alternative-mariachi si sovrappone una curiosa metafisicità etnica, percepibile tanto nei momenti intensi (Victor Jara’s Hands, The News About William, House Of Valparaiso con Sam Beam/Iron & Wine) quanto in quelli più ipnotici (Two Silver Trees, Man Made Lake). Contribuiscono alla ben concepita trasognatezza anche la tortuosità, a volte un po' compiaciuta , dei testi e le straniate immagini di copertina e libretto, che vedono il ritorno di Victor Gastelum, illustratore di fiducia della musica del duo. Il luccichio, a tratti quasi diafano, della patina sonico-psichica si attenua nella seconda parte del programma, meno ispirata, più sfilacciata e con qualche momento di maniera. L'’edizione italiana è suggellata dalla bonus track Polpo, cantata da un Capossela bravo e risaputo. (Antonio Vivaldi)

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Image L’uscita di The Hawk Is Howling mi ha un po’ sorpreso, sia perché ero completamente all’oscuro dell’esistenza di un nuovo album dei Mogwai, sia perché mi sono sinceramente chiesto cosa avessero ancora da dire i cinque di Glasgow. Il cosiddetto post rock è stato infatti sviscerato in tutte le salse assumendo le forme più svariate diventando oramai una realtà ben consolidata. Ma dal primo ascolto il passato ritorna violentemente. La freschezza di Young Team e la maturità compositiva di Zidane si fondono perfettamente in dieci suite altalenanti tra calme rilassanti e sognanti (Local Authority) e frenetiche accelerazioni, sporcate addirittura da chitarre sfacciatamente metalliche e tirate all’esasperazione (Batcat). Poco da dire? Non direi proprio. La filastrocca è sempre la stessa, ma è bellissimo continuare a farsela raccontare. (Giovanni Besio)

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Image Se è vero che il mercato odierno delle ristampe punta soprattutto alla nostalgia, riesumando gemme polverose di folk e blues ante guerra per la gioia di (pochi) appassionati, a volte dal dimenticatoio affiora un album fresco e entusiasmante come avesse un mese e non decine di anni sulle spalle. “Cold Fact” è uno di quei dischi. Sixto Rodriguez, figlio del bronx multi etnico degli anni ’60, è come molti coetanei un Bob Dylan un po’ diverso; ma le sue canzoni non suonano come imitazioni: grazie ad arrangiamenti inventivi e efficaci (fiati, violini, suoni elettronici, ritmi soul) le ballate si accendono fino a costituire un antenato riscoperto del Beck rivoluzionario di “Odelay”. Popolare in Australia e nel Sudafrica dell’apartheid, “Cold Fact” è (finalmente) pronto a conquistare il resto del globo. (Marco Sideri)

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Image Ufficialmente, Remember è il primo live dei Fiery Furnaces, nel quale i fratelli Friedberger si fanno accompagnare da un paio di strumentisti per una carrellata attraverso le circa cinquanta canzoni che compongono i loro dischi in studio. In realtà, il doppio LP è di ardua classificazione: il duo ha riunito un insieme di registrazioni dal vivo, che in studio sono state assemblate senza continuità logica e cronologica; ogni pezzo può esser composto da parti provenienti da concerti differenti, anche sotto il profilo della qualità sonora; a questo bisogna aggiungere che molti dei brani costituiscono riscritture e improvvisazioni che stravolgono gli originali, di tanto in tanto quasi irriconoscibili. Il risultato, inutile dirlo, è piuttosto folle, ma anche divertente. Come si legge sulla copertina, i Fiery Furnaces sconsigliano un ascolto “all at once”, e a ragione. Ma i fan dei loro progetti precedenti non mancheranno di cogliere il fascino del risultato finale. (Marina Montesano)

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