Rock

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Image“Honeycomb” è un disco concepito a lungo e poi sputato fuori di getto, come un’idea che ne aveva abbastanza di rimanere tale. Frank Black, carismatico e rubicondo leader dei Pixies, luminari del rock indipendente americano, ha attraversato gli ultimi anni cavalcando una carriera solista dalle alterne fortune.
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ImageAccompagnato da una lunga serie di ottimi musicisti fra i quali Tiger Lillies, Terry Edwards, Neil Fraser, Thomas Belhom, Gina Foster e David Boulter; Stuart Staples, voce baritonale dei Tindersticks, esordisce con un  grande album che ricorda sia i temi migliori del gruppo di Sheffield con canzoni intrise di colori scuri, alcool, tabacco e quell'atmosfera noir che tanto piace ai loro estimatori, sia le ballate sognanti di Yann Tiersen, non per nulla ospite nel disco.
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ImageTalvolta anche le leggende trovano sollazzo nel tornare indietro, a visitare i luoghi e i suoni degli esordi. Così Richard Thompson che, come Johnny Cash alle prese oltre l’età pensionabile con il country fuorilegge della gioventù, confeziona con “FPB” un disco cristallino di folk inglese.
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ImagePrima di questo album Simon Finn aveva pubblicato un solo disco, Pass The Distance, nel 1970. Un opera in bilico tra folk apocalittico e psichedelia che risentiva forse di un arrangiamento eccessivo, ma che riusciva ugualmente a regalare momenti di autentica poesia (si ascolti Jerusalem).
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ImageIl prolifico Hugo Race, cantautore australiano con alle spalle una carriera quasi trentennale e varie collaborazioni con i Bad Seeds di Nick Cave, giunto al dodicesimo lavoro con i suoi True Spirit, pubblica un disco  bellissimo e sorprendente, anche se a tratti di difficile ascolto.
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ImageForse alla ricerca di una nuova via per il cantautorato “indipendente” americano, il giovane Sufjan Stevens si butta a capofitto, con questo disco, in un’impresa titanica: cantare tutti gli Stati Uniti, uno per uno, dedicando a ciascuno un album diverso.

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