Rock

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SPAIN - Sargent Place

Parte l'attacco di Love At First Sight, ed il primo pensiero va ai gloriosi Morphine: medesima palude dove si vanno a infrattare i cattivi pensieri, una coda strumentale di chitarre che fiammeggiano sapientemente ruvide, ad accentuare, invece, la dolcezza malinconica del tutto. E poi lo spettro di Chris Isaak che aleggia qua e là, il blues notturno, le canzoni con gli "hook", i ganci melodici perfetti fatti apposta per piantarsi in testa e non uscire più. Probabilmente il miglior lavoro di sempre degli Spain di Josh Haden. Il più classico, senz'altro, l'eccellenza da quando, nel 2007, il figlio di Charlie Haden - che regala un cameo in You And I, quasi in chiusura - rimise in piedi la creatura slow core. Non poco, considerata la piacevolezza dei precedenti sforzi in studio. Missaggio di Darrell Thorp (Beck, Radiohead, McCartney..): si sente tutto. (Guido Festinese)

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SUZANNE VEGA - Tales From The Realm Of The Queen Of Pentacles

Primo album d'inediti in sette anni, i "Tales" nascono con spirito differente dai quattro solitari volumi della serie "Close", e sono parole della stessa Vega, con grande "sense of connectivity". Significativo dunque scorrere i nomi di cui si è circondata, da Gerry Leonard, producer di Bowie, al potente Tony Levin, a Larry Campbell (già con Dylan) che attraversa l'album con i suoni del banjo e del mandolino. Ma alla fine sono le canzoni che contano: tra le prime cinque l'unica a rivestire qualche interesse è "Portrait of The Knight of Wands", il resto non lascia quasi traccia. Da "Jacob and the Angel" il tono si fa più deciso, "Song Of the Stoic" è davvero compiuta nel suo crescendo, così come l'epico finale "Horizon (There Is A Road)". Insomma un disco riuscito a metà, fate voi i vostri conti. (Danilo Di Termini)

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ST. VINCENT – St. Vincent

Una carriera tutta in crescendo, quella di Annie Erin Clark/St. Vincent, che dalle collaborazioni con The Polyphonic Spree e Sufjan Stevens è passata in pochi anni a Love This Giant con David Byrne; e che con l'omonimo St. Vincent arriva oggi al suo quarto e di gran lunga miglior lavoro. St. Vincent è un disco che trova pochi paragoni nel panorama attuale, ma che può vantare padrini importanti: le chitarre dell'iniziale Rattlesnake avrebbero figurato bene su Scary Monsters (David Bowie, ovviamente), la successiva Birth In Reverse rinvia ai Talking Heads più frenetici, mentre la terza Prince Johnny è una canzone a tutto tondo, con strofe, bridge e ritornello perfetti. Aggiungete arrangiamenti impressonanti (ascoltare il singolo Digital Witness) e avrete un disco che farà contenti gli orfani di LCD Soundsystem, nonché di una tradizione art-rock ch'era intelligente senza mai risultare noiosa. (Marina Montesano)

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GUITAR RAY  AND THE GAMBLERS – Photograph

Ray Scona, o meglio, Guitar Ray, non nasce nel Delta del Mississippi, bensì alla foce dell’Entella, ma, a parte i facili giochini geografici, bisogna dire che il musicista  di Chiavari ne ha fatta di strada, esibendosi con grandi esponenti del blues in molti festival  da questa parte dell’Oceano Atlantico e, soprattutto, dall’altra. Con la sua ormai consolidata band e l’apporto determinante dell’armonicista Paul Reddick (che co-firma quasi tutti i brani del disco) propone in Photographuna scaletta totalmente originale, che prende il via dal consueto e potente rock-blues per poi prendere, coraggiosamente, altre strade, dalla collaborazione con gli GNU Quartet in ‘You’re The One’, una bella soul ballad, al finale inaspettato con l’ironico shuffle di ‘Bella Bambina’ cantato in un divertente ‘italo-americano’. Significativi cameo di Fabio Treves all'armonica e di Michele Bonivento all'Hammond. (Fausto Meirana)

 

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THE AUTUMN DEFENSE – Fifth

Se ce li siamo persi la colpa è solo nostra, visto che Fifth è addirittura (e ovviamente)  il quinto album per The Autumn Defense,  gruppo che  consiste in un side-project derivato dai  Wilco, formato dai multistrumentisti  John Stirratt e Pat Sansone. Il duo agisce probabilmente negli interstizi tra un tour e l’altro del gruppo guidato da Jeff Tweedy  o quando il leader è impegnato nelle produzioni di altri artisti. C’è poco  di rivoluzionario nella proposta  musicale, ma sembra  prevalere  il desiderio di proporre in prima persona un repertorio diverso orientato a un  pop-rock orecchiabile, ammiccante ai grandi maestri della melodia, come i Big Star o persino a gruppi un po’ bistrattati come i più melodici America. Affiorano anche ispirazioni più antiche  e nobili come in ‘This Thing That I’ve Found’ vero e proprio omaggio al Beatle ‘tranquillo’, George Harrison, confermando la piacevolezza e la classe della proposta. (Fausto Meirana)

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WILLIAM FITZSIMMONS - Lions

Lions è il riflesso musicale della personale rinascita iniziata nel 2010 con Gold In The Shadow. Perfettamente sintetizzato da Fitzsimmons stesso. “L’ultimo paio d’anni sono stati…pieni (è un po’ difficile descrivere più anni con un’unica parola). Sono stati meravigliosi, dolorosi, lunghi, incredibilmente brevi, e molto più educativi e gratificanti di qualunque altro abbia mai vissuto finora. Ho finito il tour di presentazione dell’ultimo album sentendomi molto in conflitto. Più mi veniva concessa la straordinaria opportunità di scrivere e creare cose, e di conseguenza di condividerle con altri, e più seriamente e intensamente sentivo l’impresa e la responsabilità. È una cosa che considero con massimo rispetto e gratitudine. E ancora, allo stesso tempo, mi sono ritrovato a fare arte in un campo che è quasi il suo opposto. 

 

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