Rock

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SNOWBIRD - (Moon)

Simon Raymonde, fondatore della Bella Union e metà dei Cocteau Twins, ha formato un duo con la cantautrice del Wisconsin Stephanie Dosen, famosa per essere stata lead vocalist nel tour dei Massive Attack del 2008 e per aver cantato nel Further dei Chemical Brothers. La coppia pubblica il loro album d’esordio che è stato anticipato dal singolo Porcelain (reso disponibile sul canale Soundcloud della label il 7 novembre 2013). Tra gli ospiti del disco: Ed O’Brien e Phil Selway (Radiohead), Eric Pulido e McKenzie Smith (Midlake), Paul Gregory (Lanterns on the Lake) e Jonathan Wilson, mentre la copertina ha il tocco inconfondibile di Vaughan Oliver, famoso per aver curato molte copertine di 4AD, comprese quelle di alcuni album dei Cocteau Twins. Raymonde ha dichiarato che Moon è un lavoro molto basato sulla Dosen. “E’ una cantante molto speciale“, ha affermato il musicista, “penso che la semplicità della mia musica sia il perfetto scenario per le sue storie e i suoi incredibili arrangiamenti vocali… … Stephanie è stata la prima cantante con la quale ho lavorato dopo Elizabeth (la Fraser dei Cocteau Twins, ndSA) con cui ho sentito una vera e propria empatia a livello musicale“.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 28 gennaio al prezzo di 18,90 €

vedi sotto video

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ZUMA – Less Is More

Una bella copertina in digipak,  nel minimale stile dell’indie-rock e  il battesimo del gruppo in onore, forse, di Neil Young, racchiudono una proposta musicale che ricorda parecchio le atmosfere desertico-cinematiche dei Calexico;  queste sono, per chiarezza, le coordinate entro le quali gli Zuma si calano, con il loro disco d’esordio ‘Less Is More’. Il quintetto siciliano è composto da musicisti provenienti da diversi gruppi musicali della scena siciliana, tra i quali Marcello Caudullo (già con Cesare Basile) che qui si occupa anche della produzione. I brani sono prevalentemente strumentali, di conseguenza soffrono un po’ il paragone con il gruppo di Joey Burns e John Convertino, mentre i brani cantati risultano più personali. Nell’insieme un disco gradevole, ma un po' carente di originalità, seppur prodotto, suonato e confezionato con grande cura e professionalità. (Fausto Meirana)

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MOGWAI -  Rave Tapes

Buone, anzi, ottime notizie. I Mogwai sono vivi, vegeti, e suonano ancora per noi. Alla faccia degli avvoltoi appollaiati a pontificare su un post- rock in disfacimento, già con un precedente cd di colonna sonora (Les Revenants) gli attempati ragazzi scozzesi avevano sfiorato l'eccellenza. Il limite era forse in un certo voluto e insistito pedale malinconico, peraltro più che giustificato dalla cornice narrativa di riferimento. Adesso arriva questo Rave Tapes, un disco in cui ogni brano è scheggia in traiettoria libera da un'esplosione creativa. E se le prime due tracce curiosamente sembrano entrambe prendere la strada dei Tortoise (di Tnt all'apertura delle danze, del "kraut rock" di Beacons alla seconda), poi parte un tour de force immaginifico in cxi tornano le atmosfere cariche e languorose, gli sketch dove dal nulla emerge l'inquietudine di una voce narrante, l'asimmetrica a compattezza che li ha resi (giustamente) famosi. Un gran disco, insomma. (Guido Festinese)

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BLOWZABELLA - Strange News

I Blowzabella suonano molto dal vivo  ma incidono poco, di conseguenza ogni loro uscita va celebrata come un anniversario; Strange News è il loro undicesimo disco, il primo in studio dopo ‘Octomento’ del 2007, (http://www.discoclub65.it/rock/archivio-mainmenu-40/2222-blowzabella-octomento-blowzabella-2007.html) . A scanso di equivoci, la mistura di jazz, folk e musica da ballo inglese e francese, non è proprio per tutti, quindi il materiale è sconsigliato a chi soffre il ronzio della ghironda, lo stridio delle cornamuse o le scorribande di sassofoni (e anche a chi possiede, attaccati alle gambe, due piedi sinistri…); tolti però questi  (pochi?) sfortunati, i danzatori e gli appassionati delle ance di diversa origine non possono che esultare di fronte a questa uscita che, peraltro, contiene il bonus di ben quattro brani cantati dalla voce di Jo Freya, momentaneamente sollevata dall’impegno con i sax. Uno di questi, quello che dà titolo al lavoro, è una superba versione del traditional inglese The Blacksmith, di cui si ricordano molte versioni, su tutte quelle di Planxty, Steeleye Span e Pentangle. Un ottimo e opportuno ritorno, alzate pure il volume. (Fausto Meirana)

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SHARON JONES & THE DAP-KINGS - Give The People What They Want

Dopo la consueta adolescenza tra cori gospel e vocalist per funk-band in cerca di notorietà, Sharon Jones, alla non più verde età di cinquantotto anni e al suo sesto disco, si ritrova finalmente sincronica con quello che la gente vuole. Così riesce a soddisfare le attese del titolo: tanta Motown, in particolar modo le Supremes (“Now I See” e “Retreat!”), una spruzzata di Philadelphia (“We Get Along” e la sognante “Making up and Breaking Up (And Making up and Breaking up over Again”), la giovinezza degli anni ’60 (“Get up and Get Out”) e anche il Southern soul (la signora viene pur sempre da Atlanta, Georgia) di “Long Time, Wrong Time”. Se poi la gente voglia davvero questo o debba solo accontentarsi questo è un altro discorso; nell’attesa di scoprirlo rimettelo pure dall’inizio, male non fa. (Danilo Di Termini)

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BLUTENGEL – Once in a Lifetime

I BlutEngel sono un gruppo storico della scena neo-gotica tedesca: nati nel 1999, sono arrivati al nono disco, un live registrato a Berlino che suona come una sorta di antologia ideale, perfetta per chi per la prima volta si volesse accostare alla band. Questo doppio cd comprende 23 brani, i migliori del combo germanico. Lo stile, non senza una certa furbizia, attenta alle mode, si muove tra retaggio del synth-pop anni Ottanta, atmosfere dark-wave e molta elettronica (evidente nel taglio future pop di numerosi brani). Più che le sonorità, ad esser oscure sono tematiche ed ambientazioni; per il resto dominano melodie accattivanti e voci femminili, in una bella alternanza di momenti eterei – ricordate i primi Modern English e Cocteau Twins? - e altri più rock. (Davide Arecco)

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