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Rock

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YO LA TENGO - Fade

A tre anni di distanza dall’ultimo Popular Songs, tornano gli Yo La Tengo con Fade. L’album più diretto, personale e omogeneo della loro lunga carriera, infatti per la band di Ira Kaplan si tratta del tredicesimo album in studio. Registrato negli Soma Studios di Chicago, con John McEntire – già conosciuto per il suo lavoro con Tortoise, Bright Eyes, Stereolab, Teenage Fanclub – Fade richiama l’innovazione e la florida vivacità sonora di alcuni dei loro migliori lavori quali I Can Hear the Heart Beating as One del 1997 e And Then Nothing Turned Itself Inside Out. Fade è una miscela di perfette melodie e eleganti fragori, giochi ritmici di ombre e lievi orchestrazioni, musicalità e sperimentazione.

La prima tiratura del vinile contiene un esclusivo 7" e il download code per scaricare la copia digitale dell'album (22,90 €)

CD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 11 gennaio 2013 al prezzo di 16,50 €

vedi sotto video

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ELBOW - Dead In The Boot.

Tra un disco e l'altro, il notevole "Build A Rocket Boys!" (2011) ed il prossimo che (udite, udite!) sembra già in dirittura d'arrivo, l'acclamata band di Manchester, guidata dal cantante Guy Garvey, ha trovato il tempo, sul finire dello scorso agosto, di dare alle stampe una raccolta di brani originariamente pubblicati come b-sides su CD singoli ed EP in vinile in oltre dieci anni di vicenda artistica. Una faccenda da appassionati del 45 giri (potremmo dire), della serie che è meglio la "Revolution" in veste hard-rock contenuta nel piccolo e più rapido vinile, piuttosto che la versione maggiormente compassata custodita nel "White Album" beatlesiano (oppure no). Oltre che scanzonata autocelebrazione, e alternativa microstoria della formazione, l'operazione pare, infatti, presentarsi come una sorta di sentito tributo all'idea di supporto discografico e alla ormai "antica" concezione della fissazione e conseguenti distribuzione e fruizione della musica, nell'epoca della smaterializzazione sonora. Per carità, gli Elbow non sono i primi a immaginare di tornare a vecchie abitudini (per altro solo idealmente), il ritorno all'Lp oggi è strada più che battuta; oppure si pensi al Neil Young dell'ultimo stupefacente "Psichedelic Pill", nel quale l'"imbizzarrito" artista di Toronto sembra aver finalmente trovato la giusta formula tecnologica per decomprimere il suono del compact disc e così restituire l'ampio ventaglio sonoro, ricco di armonici, del long playing. Collezionisti di sé stessi, dunque, gli Elbow mettono in fila una serie di composizioni non trascurabili (forse manca la scintilla vera e propria, ma nessuno scarto, come anche Garvey ha tenuto a dichiarare), che compongono un'antologia rigogliosa, soprattutto dal punto di vista stilistico. Perché, in effetti, quel che balza all'orecchio fin da subito è l'ampia e articolata gamma coloristica che vive all'interno del progetto, in contrasto con una sorta di uniformità estetico linguistica (croce e delizia del gruppo), che ha sempre contraddistinto la musica degli Elbow. Si passa dalla più orchestrale "Lay Down Your Cross", al graffiante blues di "The Long War Shuffle", vera e propria sorpresa, specie di incontro tra il luminoso slide chitarristico di Rory Gallagher o Jimmy Page e la cupezza post moderna e millenaristica dei Depeche Mode; dalla cantillante e titillante "Every Bit The Little Girl" ad una sedativa ninna nanna dall'indicativo titolo di "Lullaby"; dalla gridata "Mcgreggor" alla delicata e cameristica "Waving From Windows"; dalla progressivamente rutilante "Snowball" alla conciliante e conclusiva "Gentle As". A tenere insieme il tutto è la consueta malinconica eleganza del post rock elbowiano, dal passo sornione e cadenzato, ordito da lente e (come) stirate armonie, di quasi ellingtoniana memoria, misurate e carillonesche stratificazioni ritmiche, e sempre condotto dalla familiare voce calma di Garvey, sorta di Peter Gabriel riappacificato dei giorni nostri. Non imperdibile, ma da ascoltare. (Marco Maiocco)

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SCOTT WALKER - Bish Bosch

È facile fare la caricatura di Scott Walker nel 2012 e, al versante opposto, è facile prenderlo troppo sul serio. Da una parte, Scott è come la corazzata Potemkin (o Potionchin) di fantozziana memoria: un totem di rispettabilità sperimentale a prescindere. Dall’altra, Scott è uno dei più personali e consapevoli interpreti della musica di oggi: un totem di rispettabilità sperimentale a prescindere. Ex pop star (modello anni 60), parco pubblicatore (Bish Bosch è il terzo disco della fase matura Walker in 20 anni o giù di lì), autore concettuale (il disco arriva con un compendio di riferimenti da tomo universitario), musicista avventuroso (qui campiona peti, sfrega macheti, usa l’orchestra per i silenzi). Insomma, il giudizio paradossalmente va dato di pancia, se no non ne usciamo. E, di pancia, Bish Bosch è meraviglioso. Ostico, a tratti, coinvolgente, spesso e studiato fino al minimo particolare. La voce, profonda e presente, funge da guida in mezzo ai suoni tortuosi. Una cagata pazzesca, o un grande disco. Il voto è aperto. (Marco Sideri)

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BELLOWHEAD - Broadside

E quattro. Come spesso accade con i gruppi dalla spiccata personalità musicale, in Broadside cambia tutto e non cambia nulla rispetto alle (tre) prove precedenti. Non cambia l’ipotesi Bellowhead: gonfiare la tradizione folk britannica (ma proprio la tradizione: zero contaminazioni) con arrangiamenti da big band; ottoni, archi, tamburi, cori, chitarre e corde d’ogni sorta. Cambia, o meglio si fa più ordinato, il modo: non che i Bellowhead siano mai stati dei selvaggi, ma qui ogni cosa è veramente al suo posto; suoni, arrangiamento, malinconia, euforia, melodia. Insomma Broadside è il folk fatto musical; una proposta di grande respiro e fruizione facile-facile. Quindi: un disco per tutti con spazio, per chi vuole e sa, per cercare il particolare, il riferimento, il trucco nascosto. Se ancora accadesse, i Bellowhead con questo disco diventerebbero famosi. (Marco Sideri)

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THE UNTHANKS - Vol. 3 Diversions
Per le famose sorelle folk Rachel e Becky Unthank le ‘Diversioni’ sembrano essere divenute, a dispetto della sigla, un percorso che corre parallelo alla discografia principale. Dopo il volume dedicato alle canzoni  di Antony e Robert Wyatt e quello insieme a una banda di ottoni, Songs From The Shipyards è ancora una volta un lavoro a tema, associato a un documentario sui cantieri navali dell’Inghilterra settentrionale. L’approccio è  come sempre serio senza risultare accademico; il molto talento, il molto studio delle fonti e la molta cura dei dettagli  restano dietro le quinte, mentre chi ascolta si trova di fronte a una modalità del tipo ‘storie vecchie e nuove raccontate davanti al caminetto di casa’. A stupire è soprattutto la fascinosa naturalezza di due voci uguali-diverse che si allontanano, si riprendono,  dialogano, si confrontano (un po' come Anni-Frid e Agnetha degli Abba, per fare un paragone ardito).
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BREATHLESS - Green To Blue

Fra i gruppi fondamentali del panorama Space-Rock e Melancholic-Shoegaze, o se preferite quello che viene adesso definito Dream Pop, i Breathless di Dominic Appleton ritornano con “Green to Blue”, nuovo disco composto da undici brani agrodolci che parlano di amore e perdite. Fra questi, tre sono stati mixati da Kramer, ai più noto per il suo lavoro con The Butthole Surfers, Galaxie 500 e Low. Fondamentale la collaborazione di Ivo Watts-Russell, con cui Dominic lavorò ai tempi di “Filigree and Shadow” dei This Mortal Coil. In “Green to Blue” inoltre abbiamo il contributo del batterista dei primi Breathless, Tristram Latimer Sayer, e di Heidi Berry (giro Creation, 4AD), qui alla voce ed anche lei con Ivo nei This Mortal Coil. “Green to Blue” si colloca fra le migliori cose realizzate dai Breathless e, brani come ‘Only The Lonely’ o ‘Pink Moon’, squisitamente tristi e dolcemente malinconici, sono manifesto ideale del mood generale dell’album. Costruito su riverberi vocali e chitarristici, echi floydiani era-Barrett con frammenti di Eno, Joy Division e prime produzioni 4AD, il disco ci riporta al sound classico della band. La voce di Dominic Appleton, si conferma ancora una volta meravigliosa, angelica e unica mentre trame esplosive post rock si intersecano alla perfezione con una sognante struttura shoegaze-pop con chitarre vibranti e un estatico E bow..

CD in vendita da Disco Club a partire da giovedì 29 novembre 2012 al prezzo di 16,90 €

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