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Rock

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NATIONAL - High Violet

Con l’attesissimo quinto album “High Violet”, il quintetto di Brooklyn The National non delude affatto le aspettative, anzi conferma le vette compositive raggiunte col precedente acclamato lavoro “Boxer”, nonché continua la progressione qualitativa in ascesa iniziata con il debutto nel 2001. Le caratteristiche con cui la band ha saputo costruirsi un meritatissimo e discreto seguito – grazie anche a grandi performance dal vivo – sono sempre le stesse: voce baritonale e sofferente, accordi di pianoforte in minore che creano un atmosfera notturna e malinconica, melodie che si posizionano in modo creativo fra il rock elettrico americano e l’indie rock dai toni più soft, con le influenze di sempre fra Joy Division e sprazzi di new wave britannica, in un fortunatissimo equilibrio tra toni cupi e un gioioso ottimismo. Pur con brani meno immediati e meno epici del precedente capolavoro, “High Violet” è un disco che fa parte della stessa categoria, vale a dire un eccellente e luminoso album alle soglie del capolavoro.

CD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 14 maggio 2010 al prezzo di 17,50 €

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THE SOFT PACK - The Soft Pack

Divertente esordio per il quartetto statunitense The Soft Pack, risposta californiana (di San Diego, per la precisione) ai newyorkesi Strokes; Is This It sembra in effetti la principale influenza: brevità, orecchiabilità, semplicità di un garage-punk senza alcuna tentazione noise. Il LP scorre piacevolmente, e in brani come Answer To Yourself e More Or Less trova canzoni di ottimo livello. La scena garage della San Diego anni '80 sembra emergere a tratti: per esempio in Move Along, costruita intorno a un frenetico riff di tastiere, o in Pull Out. I due brani finali mostrano che la band potrebbe forse distaccarsi un po' dal modello originario: Mexico rallenta il ritmo e conduce, come il titolo attesta, verso il confine meridionale USA; Parasites, invece, abbandona la formula dei 3 minuti per un suono più hard, memore degli Hives. Una band ancora derivativa, insomma, per un piacevole disco 'di genere'. (Marina Montesano)

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LAURA MARLING – I Speak Because I Can

Appena ventenne, Laura Marling approda al secondo LP dopo l'ottimo esordio Alas I Cannot Swim. Più accurato nella produzione, affidata a Ethan Jones (Kings Of Leon, Ryan Adams ecc.), I Speak Because I Can è un disco che cresce con il tempo. Al primo approccio, infatti, sembrano mancare brani come My Manic and I oppure Night Terror, che in Alas risultavano vincenti già a un ascolto iniziale. Tuttavia Devil's Spoke, Goodbye England, What He Wrote o Darkness Descends sono canzoni di alto livello, e I Speak Because I Can appare nel complesso più centrato e compatto sotto il profilo compositivo. Nelle classifiche inglesi è balzato al quarto posto: un risultato sorprendente e meritato per un disco molto sobrio, che si iscrive nella migliore tradizione cantautoriale. Se nella prossima prova Laura Marling dovesse riuscire a conciliare la maggiore maturità di I Speak con l'urgenza di Alas avremo probabilmente un capolavoro. Intanto, però, accontentiamoci della conferma di una nuova, eccezionale presenza nella scena inglese. L'edizione deluxe contiene un interessante dvd live che vede Laura in compagnia di amici-ospiti, fra i quali Mumford & Sons. (Marina Montesano)

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MOTHER MOTHER – Oh my heart

Pubblicato oramai nel 2008 al di là dell’oceano, O My Heart arriva in Italia solo adesso con due anni di ritardo. In verità questo buco temporale non condanna i Mother Mother a una perdita di freschezza e originalità. L’indie melodico, altalenante tra arrangiamenti a volte un po’ troppo carichi (Hayloft) e ballate scarne (Wisdom, Ghosting), tende al pop più energico e ritmico, alla New Pornographers per intenderci, senza però riuscire a trovare il giusto equilibrio tra energia e melodia, propendendo soprattutto per la seconda. I Mother Mother percorrono una strada battuta in lungo e in largo, che oramai non presenta zone d’ombra nascoste. Un viaggio piacevole, senza sussulti e senza accelerazioni. (Giovanni Besio)

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KISSY SELL OUT –Youth

Producer e grafico dell’Essex, Kissy Sell Out ha avuto un grosso seguito come remixer e soprattutto come DJ tanto da curare una trasmissione sulla dance inglese per BBC Radio 1 e ritrovarsi sulla copertina di Dj Magazine. Lasciati da parte i piatti da club, Kissy si è cimentato nella realizzazione di un album tutto suo, dove non comparisse nessun remix, dando libero sfogo alla creatività del ragazzino cresciuto tra dischi di Nirvana, Felix da Housecat e Aphrodite. Ritmi piuttosto serrati, sonorità electro-indie con radici ben salde nel brit-pop e spunti dance alla Justice la fanno da padrone lungo tutte le undici tracce del disco. Youth nasce dalle esperienze adolescenziali di Kissy, e alla fine ne è una esemplare cartina tornasole, riuscendo a divertire senza però trovare spunti sufficienti per convincere appieno. (Giovanni Besio)

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BONNIE “PRINCE” BILLY & THE CAIRO GANG - Bonnie “Prince” Billy & The Cairo Gang

Il rischio, quando si ha a che fare con uno come Will Oldham - Bonnie P Billy, è darlo per scontato. Il talento è fuori discussione: fin dai tempi Palace ha dimostrato di possedere una delle penne più personali e felici della (neppure troppo) nuova canzone americana. È il ritmo delle uscite a disorientare: tra live, singoli e dischi veri e propri il Principino si muove in spregio ad ogni regola del mercato, saziando i fedelissimi ma confondendo gli altri. Le uscite, così, diventano un unico corpus oldhamiano: facile perdere per strada le signore puntate. Questo disco tuttavia rompe col recente passato, fatto di country-folk formalmente ortodosso, e ripropone la canzone scheletrica che rese famoso Will. Solo chitarre e voci disegnano le melodie, con pochi accenni blues e qualche coro. Il fascino, pur se maturato e più melodico, resta quello di un tempo. (Marco Sideri)
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