Rock

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newsomDopo più di più di tre anni di distanza dall’uscita di YS del 2006, l’album che l’ha fece conoscere al grande pubblico, che entro nella top 50 inglese e al terzo posto nella classifica dei migliori album del 2006 di Pitchfork, Joanna Newsom torna con un nuovo ambizioso triplo album. La giovane, è nata nel 1982, cantautrice, arpista e pianista di origine californiana è una tra le figure più interessanti della scena new-folk statunitense. Dotata di una tecnica arpistitica non convenzionale, e fortemente influenzata dai suonatori di kora dell’Africa Occidentale, Joanna ha un suo stile compositivo che incorpora elementi della musica appalachiana, dell’avanguardia moderna e dei ritmi della musica africana. Non convenzionale anche il suo stile vocale tanto che la rivista inglese The Wire definì la sua voce come “inaddomesticabile”!

3CD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 05/03/10 al prezzo di 19.50


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 Il libro (La strada di Cormac McCarthy) è considerato uno dei capolavori della letteratura americana contemporanea. Il film (The Road di John Hillcoat) non uscirà in Italia, almeno per ora e nonostante premi e riconoscimenti, perché, pare, “troppo deprimente” (trama sommaria: padre e figlio a zonzo in una terra post-apocalisse). La colonna sonora del film, invece, eccola qui. Opportunamente affidata al pianoforte di Nick Cave e al violino e ai nastri di Warren Ellis, la musica è, neanche a dirlo, post-apocalittica. Tra squarci melodici e più minacciosi panorami elettronici, neppure una sillaba è cantata e l’album è rigoroso nella sua natura di colonna sonora vecchio stile. Da segnalare l’uscita di alcuni brani qualche mese fa, in anteprima, sul doppio antologico White Lunar. (Marco Sideri)

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I Tindersticks sono uno di quei gruppi con forte personalità. Si sono appropriati di un suono, oramai tempo fa, e quel suono è diventato la loro croce e la loro delizia. Le ballate sontuose dei primi album (arrangiamenti complessi, il baritono del cantante Stuart Staples) hanno regalato al gruppo applausi e successo, ma anche una presenza quasi caricaturale sulla scena inglese. Tindersticks: i tenebrosi dandy. Fuggire da se stessi, negli ultimi anni, è stato il motto del gruppo. Si sono trasferiti in Francia, hanno cambiato formazione, hanno pubblicato dischi in divenire. Falling… continua la ricerca, aprendo le danze con un lungo brano semi strumentale (riuscito a metà) e proseguendo con canzoni dirette e spoglie, dove la voce di Stuart la fa da padrona. Continua dunque la transizione. Verso cosa, chissà. (Marco Sideri)

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Attiva da ormai vent’anni, Angelique Kidjo ritorna con un disco che ripropone in parte la formula del precedente “Djin Djin”, Grammy Award nella categoria Contemporary World Music Album nel 2007. Un mix tra melodie tradizionali del Benin (“Atcha Houn”), classici soul (“I've Got Dreams to Remember”) e funk (“Move un up”), evergreen (“Samba pa ti”). Una superband, tra cui Christian McBride al contrabbasso, qualche ospite a punteggiare il tutto, a volte felicemente (John Legend nella cover di Curtis Mayfield), altre decisamente meno (Roy Hargrove in quella di Santana). Formula probabilmente vincente sul piano delle vendite, ma che non accontenta chi da una splendida voce si aspetta qualcosa in più di un Africa hollywoodiana (c’è anche “Out of Africa” di John Barry) e alla fine un po’ noiosa. (Danilo Di Termini)

 

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Il percorso artistico di Will Hoge è assimilabile a quello di molti cantautori americani: la linfa vitale si estrae dalla propria hometown di provincia, ma la spinta creativa si trova nel viaggio. Le strade battute palmo a palmo alla ricerca di un locale in cui suonare, di un incontro decisivo, di un carico di energia da incamerare sono elementi irrinunciabili per questa tipologia di artisti. Will Hoge è approdato al suo secondo album per Rykodisk dopo un percorso musicale e discografico durato circa un decennio, interrotto, tra l’altro, da un incidente stradale rovinoso. The Wreckage contiene tutti gli stilemi più classici del song-writing legato al rock (Tom Petty, Willie Nile...) ed è un gradevole susseguirsi di ballate in bilico tra sogno e realtà, inquietudine e speranza. Niente di innovativo, certo. Ma canzoni come The Wreckage, Even If It Breaks Your Heart o Too Late, Too Soon hanno il potere di scaldare il cuore. (Ida Tiberio)

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Nel 2006 il primo disco di Liam Frost, "Show Me How The Spectres Dance", uno dei migliori in assoluto di quell'anno, con alcuni brani memorabili  - "The Mourners Of St. Paul's" su tutti - passò quasi inosservato, o meglio inascoltato, in Italia. Questo secondo lavoro dovrebbe raggiungere una più vasta platea, aiutato se non altro dal singolo di traino, "Your Hand In Mine", cantato in coppia con Martha Wainwright, già oggetto di svariati passaggi nelle radio d'oltremanica. Un disco prettamente inglese, non solo nel titolo; le sue atmosfere, infatti, rimandano ad Ed Harcourt o a Badly Drawn Boy, con alternanza di ritmi e momenti più delicati; insomma, uno di quei cd di buona musica d'autore da avere sempre a portata di mano; di quelli che, prima o poi, si sa, se ne sente il bisogno... (Marco Bonini)

 

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