Jazz

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WADADA LEO SMITH - Solo: Reflections And Meditations On Monk

Nel centenario della nascita del più originale pianista della storia del jazz l’omaggio di Wadada Leo Smith, dopo alcuni tributi francamente poco interessanti, arriva come uno squarcio di sereno dopo una lunga tempesta. La scelta di registrare il disco in solo – una strada consolidata per il trombettista che già l’aveva percorsa per il suo debutto discografico del 1972, “Creative Music-1” - si impone come inesorabile fin dalle prime note di “Ruby My Dear”: i silenzi, le pause, le note distillate dallo strumento di Smith fanno risuonare la vera anima di Monk come raramente è dato ascoltare. Quattro le composizioni del pianista: a quella citata fanno seguito "Reflections", "Crepuscule with Nellie" e la celeberrima "´Round Midnight". Riletture sempre rispettose, ma che hanno la capacita di riportare i brani alla loro più intima essenza. Altrettante le composizioni originali di Smith, tutte, come si evince dai titoli, ispirate alla vita e all’opera di ‘Sphere’: “Monk and His Five Point Ring at the Five Spot Café”, “Adagio: Monkishness - A Cinematic Vision of Monk Playing Solo Piano”, “Adagio: Monk, the Composer in Sepia “,”A Second Vision Thelonious Monk; Monk and Bud Powell at Shea Stadium - A Mystery”. E la sfida è vinta proprio in questi titoli, in cui il fantasma di Monk sembra accompagnare le note di Smith danzando goffamente come amava fare a volte durante i suoi concerti. Uno dei migliori dischi di sempre per il trombettista, uno dei modi più autentici di ricordare l’opera di Thelonious Monk. (Danilo Di Termini)

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THELONIOUS MONK - Les Laisons Dangereuses 1960

Una sorpresa in jazz speculare. Più  o meno a ridosso del ritrovamento dei nastri con le session inedite di Bill Evans, ecco un altro ritrovamento “carsico” di un altro pianista fondamentale per la storia del jazz e della musica tutta. Speculare perché le estetiche musicali che governavano le dita sugli ottantotto tasti di Evans e di Monk non potrebbero essere più distanti: il raffinatissimo scavo armonico dell’uno sulla griglia consolidata degli standard, le composizioni originali sghembe dell'altro, affrontate con un piglio ritmico e astute dissonanze strategiche. Veniamo al punto: questo doppio cd raccoglie il meglio delle tre ore di sessions che Monk con il suo gruppo rafforzato dal giovane sassofonista Barney Wilen incise a New York per essere utilizzate dal regista Roger Vadim. Il regista aveva appena terminato di girare Les Laisons dangereuses, era ancora fresca in Francia la memoria della magnifica colonna sonora jazz di Miles Davis incisa per “Ascensore per il patibolo”. Monk era all’apice del suo fulgore creativo, anche se era fresca la memoria dell’agguato razzista di un gruppo di poliziotti, che lo avevano fermato con Charlie Rouse nella Bentley della baronessa Nica. Gran scandalo: una nobildonna inglese e due neri. Si respira una misteriosa felicità in questa stupefacente seduta, Monk recupera addirittura un giubilante gospel che suonava negli anni Trenta, By and By, e ci apre il laboratorio di costruzione di uno dei suoi pezzi più misteriosi, Light Blue, in quattordici minuti di indagine serata. Un capolavoro ritrovato. (Guido Festinese)

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MILES DAVIS - Tokyo 1973

Nel 1973 Miles Davis s'era lasciato alle spalle, dopo la bruciante svolta di Bitches Brew, almeno due altri capitoli elettrici dirompenti, Live-Evil del '71 e On the Corner del '72. Dopo, aveva preso a girare il mondo per lungo e per largo, proponendo la sua musica che, alla critica imparruccata, sembrava poco più che un caos informe e rumoroso, quando non una svendita a un non meglio identificato “rock commerciale” che esisteva solo nelle teste di chi continuava a sognare l'angelo elegante dell'hard bop. Invece qui Miles era un demonio stregante e con le idee chiare: spingere il suono elettrico, ripetitivo e infiltrato del “funk” più acido e corrosivo mai ascoltato a un punto di non ritorno. In pratica la band di James Brown risvegliatasi su Marte. Sul pubblico arrivava una sferza sonora tanto ammaliante quanto poco rassicurante: era parte del gioco. In questa sera in un auditorium di Tokyo dell'ottobre '73 Miles ha accanto il sax di Dave Liebman, le due chitarre di Pete Cosey e Reggie Lucas, la batteria di Al Foster, il basso elettrico monumentale di Michael Henderson, le percussioni di Mtume Forman. Lui suona come un gatto minaccioso a cui abbiate appena pestato la coda per spregio, e che si sta avvicinando per farvelo capire. (Guido Festinese)

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 GIORGIO ALBANESE - Vento di maestrale

Ma chi l’ha detto che i grandi dischi escono solo per grandi etichette? Certo, lì c’è la garanzia di una qualche residua promozione, c’è il nome prestigioso che alletta e una storia di fasti passati. Ma nel pulviscolo molecolare cui è ridotto il mercato delle note di qualità, a volte è meglio andare a caccia di buona musica anche tra le autoproduzioni. Ad esempio: tutti gli addetti ai lavori sanno che nell’ultimo ventennio la Puglia ha offerto grande musica:   nel rock, nelle note che si rifanno a patrimoni folclorici, e anche e soprattutto nel jazz, dove operano decine di musicisti eccellenti. Uno di questi è Giorgio Albanese, fisarmonicista e compositore che non  rientra in alcun cliché comunemente applicabile ai professionisti del mantice: ha suonato ogni genere di musica, scrive brani che possono suonare lirici e dirompenti  al contempo, non ha il complesso della velocità pirotecnica, non gli interessa infiocchettare ogni fraseggio con svolazzi inutili. E’ tutto sostanza. Qui, in Vento di Maestrale troverete l’eco meditata di mille musiche. In azione a volte c’è un quintetto stellare, con Gianni Lenoci, Pippo D’Ambrosio, Danilo Gallo, e Steve Potts, uno dei migliori specialisti di sax soprano al mondo, e a volte il fondale di una duttilissima orchestra. Un incanto senza etichette. (Guido Festinese)

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DAVE LIEBMAN / JOE LOVANO - Compassion: The Music of John Coltrane

Il 17 luglio 1967 moriva John Coltrane, uno di quei rari musicisti che per concezione, sviluppo e tecnica musicale, nel corso della loro carriera hanno concretamente trasformato la storia del jazz. Nel quarantennale della scomparsa, la BBC, la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo inglese (giusto per dire di che cosa dovrebbe e potrebbe anche occuparsi un servizio pubblico), commissionava a Dave Liebman e Joe Lovano un tributo al sassofonista di Hamlet. Oggi quel concerto, grazie alla sempre più benemerita Resonance (la stessa etichetta che nel 2014 ha dato alla luce un inedito di Coltrane del 1966, “Offering: Live at Temple University”) è disponibile in cd: i due leader per l’occasione avevano pensato ad un repertorio che testimoniasse di tutti e tre i periodi in cui si suole dividere la storia musicale di Coltrane. Dal primo - quello che alterna le produzioni da solista per la Prestige alla fondamentale presenza nel celeberrimo quintetto di Miles Davis - proviene “Locomotion”, originariamente apparsa in “Blue Train” (peraltro l’unica incisione Blue Note di ‘Trane’); dal secondo - quello dei dischi Atlantic - “Central Park West”, “Equinox” ed “Olé”; dall’ultimo - l’epopea Impulse - “Dear Lord” e “Reverend King”. I musicisti coinvolti - in pratica il gruppo Saxophone Summit, con il contrabbasso di Ron McClure in sostituzione dell’indisponibile all’epoca Cecil McBee, il pianoforte di Phil Markowitz e la batteria di Billy Hart - garantiscono che non si tratta di pura archeologia musicale, bensì attenta e profonda rilettura, necessaria riproposizione d’idee dalle quali ripartire per affrontare il complesso nodo della contemporaneità jazzistica. Liebman e Lovano alternano il tenore al soprano e al flauto il primo, al clarinetto e allo Scottish flute il secondo, assecondati da una ritmica di livello davvero stellare. Se è vero come afferma Billy Hart nelle ricchissime note di copertina che “Il mondo è un posto migliore quando si ascolta la musica di Coltrane" non c’è un minuto da perdere. (Danilo Di Termini)

Saxophone Summit in concerto al Gezmataz Festival giovedì 20 Piazza delle Feste, Porto Antico di Genova – ore 21.30

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 JACO PASTORIUS - Truth, Liberty & Soul

A voler proprio esser pignoli, esistevano già testimonianze dell'incredibile Word of Mouth orchestra diretta da Jaco Pastorius nell'82: ad esempio il Live At Budokan, con repertorio pressoché identico a molte delle tracce di questo nuovo prezioso reperto. Il punto è proprio questo, però: uno può anche ascoltarsi l'integrale delle registrazioni di un tour, poi inevitabilmente si casca su una serata speciale baciata dalla dea dell'ispirazione, della voglia di suonare, di regalare emozioni. Ed allora “quella” sera diventa la sera speciale, magica. Ora la abbiamo, anche per l'immenso Jaco Pastorius.

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