Rock

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ImageNuova collaborazione tra PJ Harvey e il demiurgo del rock alternativo John Parish, che solidifica questo felice matrimonio artistico giunto ormai alle nozze d’argento. A due anni di distanza dal minimale, stralunato e controverso White Chalk, P.J. torna alle origini con un disco che si rivela subito uno dei più interessanti dell’anno in corso. Elegante, maturo e ammiccante quanto basta, A Woman A Man Walked By soddisfa vecchi e nuovi fan della cantautrice del Dorset. Rock raffinato e a tratti robusto, con momenti più elettrici ed altri caratterizzati da più rassicuranti linee melodiche. Anticipato da uno splendido singolo Black Hearted Love, il resto dell’album è meravigliosamente disorientante, i brani ci colgono di sorpresa traghettandoci dalle atmosfere della splendida The Chair al punk sgarbato di Pig Will Not, dall’angelica e dolcissima April, senz’altro uno dei momenti migliori dell’intero lavoro, alla cupa Sixteen, Fifteen, Fourteen . Emerge su tutto la bellissima e malinconica voce di PJ Harvey, che rapisce e incanta l’ascoltatore tenendolo piacevolmente in ostaggio dall’inizio alla fine del disco. (Mauro Carosio)

 

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ImageI grandi gruppi/musicisti del passato, e pure quelli che grandi non sono, hanno oramai preso l’abitudine di “tornare” sempre più spesso. Salvo decessi, e qualche volta anche nonostante i decessi, non fa quasi più notizia la pubblicazione di un vecchio nastro o di un nuovo disco di glorie andate. Quello che accomuna i ritorni, però, è che la maggior parte della volte avvengono in pompa magna, annunciati da squilli di trombe e fanfare. Gli Specials, no. Per celebrare il ritorno sulle scene (sono in tournèe pur senza il capitano Dammers) semplicemente (ri) pubblicano questo concerto del maggio 1979 che riassume perfettamente la loro versione britannica e bicolore dello ska e del reggae, ibridati, più in spirito che in musica, con i modi fai-da-te del punk. Bentornati, al gruppo e all’album. (Marco Sideri)

 

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ImageArrivati al secondo disco con buone prospettive di successo commerciale, i Bat For Lashes potrebbero farcela, forti di un suono curato e di alcuni brani di impatto immediato: il singolo Daniel, l’iniziale Glass e tutta la prima parte del disco sono in effetti di ottimo livello. Il disco cala forse leggermente nell’ultima, ma nel complesso è un prova riuscita. Con atmosfere avvolgenti, ricchezza strumentale e la bella voce della cantante, compositrice e polistrumentista Natasha Khan a dominare il tutto, Two Suns sfiora il pop in alcune sue parti, si avvicina alla new wave in altre, non senza molte tracce di sognante psichedelia. Per certi versi non si discosta dai recenti, e molto lodati Fever Ray, ma al contrario di questi i Bat For Lashes sembrano avere, oltre all’attitudine, anche diverse buone canzoni. (Marina Montesano)

 

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ImageDopo un esordio di grande forza, gli Yeah Yeah Yeahs sembravano destinati a non graffiare più. It’s Blitz! arriva allora, sembra suggerire già il titolo, come una sorpresa. In un certo senso, il loro è un percorso non troppo dissimile da quello dei Franz Ferdinand. Al pari di Tonight: FF, It’s Blitz! ha suoni estremamente curati e un flirt con l’elettronica assente nelle prove passate; entrambe caratteristiche che tuttavia non snaturano – anzi sottolineano – gli aspetti più aggressivi che la band aveva saputo mostrare nei dischi precedenti. Il singolo Zero e Heads Will Roll costituiscono un’apertura entusiasmante, come non se ne sentono spesso. Non mancano le chitarre, ma drum machine, basso elettronico e synths dominano spesso, suggerendo più di un parallelo con la scena newyorkese dei primi anni ’80. (Marina Montesano)

 

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ImageIn un’intervista dello scorso anno, Bob Dylan criticava la qualità della musica odierna: non parlava tanto delle band, quanto del suono di molti dischi recenti. Ebbene, ascoltando Together Through Life si comprende meglio cosa intendesse; la prima cosa che si nota, infatti, è il suono cristallino, naturale e privo di saturazioni che lo caratterizza. Merito delle scelte di produzione di Dylan, alias Jack Frost, che cattura le performance come se fossero una session live, con ogni strumento in perfetta evidenza; e merito di musicisti in gran parte abituati a suonare insieme per oltre cento sere l’anno. Per il resto, TTL richiama la produzione recente di Dylan, sebbene con alcune novità, fra le quali l’accordion di David Hidalgo. Alcuni brani colpiscono al primo ascolto, come This Dream Of You, I Feel A Change Comin’ On o Forgetful Heart, ma un’altra qualità del disco sta nella sua compattezza, cioè nel fatto che ascoltandolo non si salta nessuna traccia. Poi, in quale posizione si debba porre nel “canone” dylaniano, ci vorrà molto più di qualche ascolto per poterlo dire. Invece, se un disco mi piace o no, lo capisco dal tempo che passa nel mio lettore cd. E questo vi soggiorna più o meno in pianta stabile dal giorno che l’ho comprato. (Marina Montesano)

 

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ImageI Bright Eyes non hanno bisogno di presentazioni ed anche in Italia sono riconosciuti come uno dei gruppi fondamentali della scena indie rock. Conor Oberst non è solamente uno dei membri dei Bright Eyes ma la vera propria mente creativa nonchè il frontman. Dopo nove mesi il prolifico Conor ritorna con un nuovo album dal titolo “Outer South” seconda uscita solista anche in questa occasione supportato dalla Mystic Valley Band, è stato registrato in Texas e comprenderà 16 nuovi brani. Nel disco suonano con lui i fidi Nik Freitas, Taylor Hollingsworth e Jason Boesel, che lo hanno accompagnato anche in tour

CD in vendita da Disco Club a partire da giovedì 07/05/09 al prezzo di 16,90 €.

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