Rock

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ImageRitornano gli Akron/Family,uno dei gruppi più promettenti del cosiddetto folk revival di questi ultimi anni, prodotti, come di consueto, da Michael Gira. Il quartetto tenta di distaccarsi da possibili etichette confezionando un album che esplora ogni registro musicale. Il folk cantautorale è pur sempre preminente nel suono della band, come dimostrano la suadente "Gone Beyond" e le atmosfere anglosassoni di "Lightning Bolt Of Compassion", ma in questo nuovo episodio gli Akron/Family si evolvono in suggestioni psichedeliche, come testimonia la title-track, in riferimenti al primo Dylan, in canti tribali e cori gospel come “The Rider” e “Love And Space”. Un orientamento forse discutibile, perché la scelta di questa summa di sperimentazioni rock avvicinate ad un modello di canzone folk non dà i risultati sperati. (Andrea Tassistro)

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ImageLa Domino ha una capacità sorprendente a scovare negli abissi più torbidi e profondi dei tesori inimmaginabili. Spesso sono piccoli forzieri che una volta aperti lasciano senza fiato e ci conquistano senza compromessi. Benjy Ferree è l’ultimo arrivato. Riuscire a collocare questo cantautore sui generis nell’universo della musica americana non è semplice, anche perché se ci si distrae un attimo si salta così senza accorgersene da ballate alla Dylan a pezzi aggressivi e compatti alla White Stripe. Benjy gioca a prendere spunto un po’ ovunque, a tal punto da suonare assieme al batterista dei Fugazi, concittadino di Washington. Si potrebbe obiettare che in fin dei conti non c’è nulla di nuovo. Ma questo disco è pervaso da una freschezza e da un entusiasmo sbilenco totalmente irresistibili e coinvolgenti. (Giovanni Besio)
CD in vendita da Disco Club al prezzo di € 17,50
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ImageDear Yoko, da qua in mezzo ti osservo oramai da ventisette anni, mese più mese meno, e rispetto al Purgatorio in cui mi trovo per certi calci nel culo a Julian quando era ancora piccolo, osservare come la mia famiglia prosperi ancora non può che farmi piacere. Se Sean se ne è uscito con un disco che avrebbe fatto incazzare e dato del plagiarista a chiunque, ma mai al figlio di cotanto padre , tu ti avvii verso una aurea pensione (altro che TFR o Fondi, aut aut di una società troppo lontana dall'arte...) mettendo in saccoccia sia i pilla delle nuove generazioni che compreranno questo disco perchè ci suona questo (Antony, Cat Power) o quello (Flaming Lips, Peaches) e karaokizzando con tutto il diritto di nascita (del karaoke, non il tuo) buona parte del tuo repertorio accessibile. Comunque raggiungimi più tardi che puoi e non smettere mai di stupirmi per quello che ancora non hai venduto e certamente venderai... (Marcello Valeri)

P.S. a conti fatti l'unico vivo è Ringo, viste le storie su Paul...o no? John Winston O'Boogie

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ImageSono oramai tornati praticamente tutti, perchè non dovrebbero i Radio Birdman, storica formazione del proto punk australiano, che in realtà non era mai andata via? Dopo il periodo d’oro (1978/80), il gruppo ha inciso poco e con esiti trascurabili, fino a “Zeno Beach” che la critica nostrana e non ha accolto con salve di superlativi generosi e abbondanti. Probabilmente, tuttavia, erano cuore e ricordi a parlare, perché il disco è un esercizio generico di rock stradaiolo. Voce strascicata, riff formato famiglia, qualche assolo di troppo. Nulla di che, francamente. Non un brutto disco, ci sono momenti vitali e sorretti da un’energia indubitabile, ma nemmeno un album che si possa consigliare a cuor leggero a chi, questo disco, non lo ama per principio. Per quello che fu e, come a volte accade, non è più. (Marco Sideri)

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ImageEcco un disco bellissimo. Potrebbe finire qui la recensione di “Continental 62”, seconda prova americana per l’ex stella nascente del rock latino Christina Rosenvinge. Con l’aiuto e la collaborazione di qualche Sonic Youth e altri simili compari, Christina riesce a confezionare ballate dal tiro melodico e dalla scrittura eccellenti, riempiendole di volta in volta con soluzioni soniche capaci di renderle anche varie e interessanti. Canzoni d’amore distorte, esercizi folk pop incantati, nenie in spagnolo disturbate quanto basta… ogni passaggio dell’album si fa ricordare con naturalezza e fascino fuori dal comune. Fantasia e talento, che si concedono ancora un altro giro di danza, ascolto dopo ascolto. Ecco un disco bellissimo. La recensione di “Continental 62” finisce qui.  (Marco Sideri)

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ImagePreciso che sono di quelli che, come Arrigoni, i Dexys li compro anche a scatola chiusa: che volete farci, sarà la voce nasale di Kevin Rowland, sarà che mi ricordano castagnate e torte all’arancia, comunque ogni volta che esce qualcosa, insomma, lo accatto e ne faccio proselitismo. In questo caso furbetta operazione della Mercury che approfitta del collage invero forzatiello per inserire i tre singoli dei Dexys tra il primo album look fronte del porto e pria dei fasti dungaree di Too Rye Ay in mezzo ad un live per la BBC e alcuni pezzi radiofonici dell’epoca ma, soprattutto, per avvisare, tra le righette che a luglio uscirà un'edizione doppia di Too Rye Ay e che Kevin e Compagnia sono al lavoro sul nuovo album, il primo come Dexys dal 1985…Comunque: vale la pena comprarlo, immaginare cosa dovevano essere dal vivo e, nell’attesa, collegarsi a Myspace per sentire il demo di “Its’ Ok Johanna” che si ricollega idealmente a “Don’t stand me down”. (Marcello Valeri)

CD in vendita da Disco Club al prezzo di € 12,90
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