Rock

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ImageNon è certo un’instancabile artigiana della musica Edie Brickell, l’ex ragazza texana che alla fine degli anni ottanta scalava le classifiche di mezzo mondo con What I Am, efficacissimo manifesto di autonomia femminile. Pochi album, accuratamente centellinati negli anni e affidati a musicisti di assoluta fiducia.

Anche Stranger Things, ultima prova discografia di Edie Brickell, vede la partecipazione dei fedelissimi New Bohemians e si avvale della produzione di Bryce Goggin. L’album rientra nei canoni di un song-writing genuino e accattivante (vedi My Soul  Buffalo Girl e Emily Morning) ma le venature caraibiche di No Dinero e Spanish Style Guitar e l’atmosfera funky di Main Line Cherry indicano interessanti aperture verso nuove sonorità. (Ida Tiberio)

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ImageVolendo i Guillemots  si possono considerare degli Arctic Monkeys più eclettici o degli Hard-Fi meno anni ’80, giusto per citare due nomi alla moda. E alla moda è ormai anche il quartetto guidato da Fyfe Dangerfield, arrivato a un passo dall’aggiudicarsi il Mercury Music Prize 2006 (vinto proprio dagli Arctic Monkeys).

L’album d’esordio “Through The Windowpane” sceglie la carta della varietà e parte in tono finto dimesso con le atmosfere alla David Gray di “Little Bear” salvo cambiare le carte in tavola nel giro di due pezzi con lo swingante singolo “Trains To Brazil” per  poi muoversi in una sorta di pop sperimental-orchestrale a metà fra Coldplay e Flaming Lips (“Through The Windowpane”).  Bravi ma presuntuosi, i Guillemots devono ancora  imparare a distinguere fra intensità (“We’re Here”) e piagnisteo (“Blue Would Still Be Blue”). (Antonio Vivaldi)

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ImageNon è usuale che in questo spazio settimanale di commenti, o di consigli, un “Best Of”. Spesso le compilazioni assolvono puramente ad un’esigenza commerciale, possono essere utili ma raramente sono interessanti. Faremo un’eccezione per i Luna di Dean Wareham (già Galaxie 500); un po’ perché oltre ad essere bravi sono pure simpatici, un po’ perché Best Of Luna oltre a presentare il meglio della produzione del gruppo, è corredato da un secondo, ottimo, disco dove la band si cimenta in un’ampia selezione di cover (da Donovan ai Guns ‘n’ Roses). La musica dei Luna è rock indipendente, delicato e delicatamente psichedelico: armonie celestiali, occasionali distorsioni, melodie sempre di ottimo livello. Non è musica che si nota facilmente, è quasi timida, ma una volta incontrata non ti abbandona più. (Marco Sideri)

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ImageBeck è oramai un monumento, una figura imponente nel panorama musicale d’oggi. Il suo vagabondare tra i generi (dal folk al rock all’elettronica al hip hop) lo ha reso un “nome sicuro”. Quando esce un disco di Beck, non sappiamo di preciso cosa ci sarà dentro; ma sappiamo in linea di massima che non resteremo delusi. Informations mantiene fermo solo uno dei due punti citati; non siamo delusi, ma dentro troviamo esattamente quello che potevamo aspettare: ritmi pigri e coinvolgenti, voce strascicata, ritornelli accattivanti, miscuglio di stili e linguaggi. Per questo motivo, il disco farà la gioia dei fan, ma non scrive una pagina rilevante in contesti più ampi. Piace, non stupisce. Menzione a parte merita la confezione, questa sì, inedita, con adesivi a go-go per personalizzare ogni CD secondo il gusto di chi ascolta. (Marco Sideri)

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ImageBert Jasch è in primo luogo un nome di punta musica tradizionale britannica, ma è anche un prestigioso chitarrista acustico, con una spiccata propensione per la canzone d’autore e il blues. L’ultimo lavoro dell’artista scozzese, Black Swan, raccoglie dodici ballate (tradizionali e non) accomunate da una profonda forza evocativa e un’inusitata delicatezza. Il collante stilistico dell’album è un’armonia gentile e senza tempo che attraversa con eguale intensità a Woman Like You, una canzone d’amore che risale all’epoca dei Pentangle, traditionals come Katie Cruel e Watch The Stars e alcune belle composizioni recenti, vedi High Days e Bring Your Religion. Il tutto con la collaborazione di Beth Orton, Devendra Banhart, David Roback e altri musicisti di indiscusso talento. (Ida Tiberio)

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ImageEscono quasi in contemporanea i nuovi dischi di coloro che nei secondi anni ’90 si proposero come (anti)eroi di un rock introflesso e contrario alle crisi di nervi messe in piazza. Insomma, quel che ci voleva per il dopo-grunge. Purtroppo, la sensazione complessiva è che il genere sommesso-pensoso fatichi a trovare nuovi ragioni d’essere. Il nuovo album degli Sparklehorse è certamente bello e tuttavia è meno poeticamente lunatico rispetto alle prime incisioni e meno forte come scrittura se paragonato al precedente “It’s A Wonderful Life”. A momenti Mark Linkous sa ancora essere struggente (“Don’t Take My Sunshine Away”, “Shade And Honey”), altrove invece si siede stanco sulla propria malinconia (“Return To Me”) oppure fatica a dare senso alle incursioni nel pop quasi solare (“Some Sweet Day”) o nel rock quasi indie (“Ghost In The Sky”). (Antonio Vivaldi)


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