Concerti

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STEFANO PASTOR (foto: Marco Travagli)
Nel suo ultimo libro, “Il limbo delle fantasticazioni” (Quodlibet, 2009), Ermanno Cavazzoni, tra i responsabili della visionarietà circense di Federico Fellini, tesse a un certo punto un divertente e sentito elogio del principiante in qual si voglia campo artistico e forse nella vita in genere. Il principiante è colui che cerca e trova la propria espressività semplicemente perché non può farne a meno e non per inseguire in modo calcolato un facile consenso o un comodo posto al sole. Il principiante ricomincia sempre da capo, non conosce la direzione di marcia, vive il gusto e l’angoscia dell’imprevedibilità, si sorprende e meraviglia di continuo, non riesce, non può o non vuole imparare il mestiere, perché ogni volta è come la prima volta. Pare che persino un intellettuale del valore di Norberto Bobbio, tra gli ultimi maestri di pensiero, si sia spesso domandato con allarme se fosse all’altezza del compito che la sua urgenza gli aveva prefisso, quello di scrivere, ragionare, offrire soluzioni. E’, dunque, l’urgenza espressiva a fare la differenza e a indicare quella che potremmo definire una cifra artistica, una caratteristica che in realtà può albergare in ciascuno di noi, perché è solo nella società del capitale dove tutto è merce di scambio che si distingue tra chi è artista e chi no lo è. Una breve riflessione oppure provocazione che non vuole mettere in ombra i doni, i meriti, le capacità e le competenze di ognuno, ma semmai valorizzarle al servizio di una comunità di cui si è parte integrante e senza elitarie distinzioni: da ciascuno secondo le proprie capacità e competenze a ciascuno secondo i suoi bisogni diceva qualcuno.

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Bauhaus, il jazz e la canzone
22 gennaio, ore 21.00

Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale - Genova

A 90 anni dalla fondazione dello storico movimento artistico del Bauhaus, scuola di pensiero interdisciplinare fondata a Weimar nel 1919 tesa a superare la dicotomia tra arte e tecnologia, estetica e funzionalità, progettualità e realizzazione, Genova celebra con una grande mostra uno dei suoi più illustri esponenti, quell’Otto Hofmann che proprio sulla riviera del ponente ligure decise di passare gli ultimi 20 anni della propria esistenza. Così dal 16 ottobre scorso fino al prossimo 14 febbraio gli spazi del Palazzo Ducale della “Superba” ospitano una serie di opere pittoriche e non solo del grande artista di Essen: una rassegna di astratta geometria figurativa ad alto contenuto immaginifico. Gli anni della Repubblica di Weimar, primo tentativo di stabilire in Germania una democrazia liberale, nonostante le profonde difficoltà economiche in cui versa l’intera nazione uscita sconfitta dal primo conflitto mondiale, sono, almeno fino alla crisi del ’29 che apre la strada al nazional-socialismo, un periodo fecondo sul piano politico e culturale. A partire dalla redazione di una moderna e civile costituzione, è proprio in quel momento che trovano sfogo i più diversi fenomeni culturali, tra i quali il Bauhaus, la mitica “Scuola di Francoforte” dei filosofi sociali neo-marxisti Adorno e Horkheimer, e il primo audace e provocatorio Kabarett che certamente raggiunge le orecchie di personalità come Otto Hofmann e ne influenza l’operato.

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ImageSabato 7 novembre alle ore 22.30 presso "IL BANCO" di Zoagli
si terra' il concerto del gruppo
CHEAP WINE


Chi non conosce i Cheap Wine, quartetto pescarese dedito ad un rock chitarristico di matrice urbana che cita Dylan, Neil Young, i Replacements, i Dream Syndicate, Springsteen e i Green On Red, dovrebbe vederli almeno una volta dal vivo. Non c’è in Italia chi suona come loro, con tanta passione, veemenza e abilità , quel rock che ci ha fatto amare New York con i suoi club e i suoi santi, ballate umide di pioggia e disperazione e vibranti rock n’roll che sanno di incontri oltre il fiume. I Cheap wine sono ormai una delle realtà più eccitanti dei rock'n'roll di casa nostra, quello ostinatamente cantato in inglese e lontano mille miglia dall'atteggiamento "modaiolo" del più gettonato rock italiano. I loro "referenti" musicali sono quelli giusti, come piacciono tanto al popolo dei buscaderiani. Al resto ci pensa il suono dell'ultimo disco: finalmente all'altezza dei "nobili" cugini d'oltreoceano, rende questo Ruby Shade una splendida dimostrazione di come questi ragazzi abbiano imparato perfettamente la lezione. Studiando sui libri migliori, hanno dato vita ad un suono debitore quanto si vuole verso la migliore tradizione rock americana, ma con un'identità propria, forte e precisa. D'altronde basta ascoltare con attenzione le parole di Marco Diamantini, voce e chitarra del gruppo, per cogliere tutta la passione e la competenza in materia che li muove fino dagli esordime. Due chitarre taglienti, un basso martellante, una batteria carica di energia. Ritmi urbani, suoni "sporchi", melodie avvolgenti, la voce suadente dell'armonica. Con i Cheap Wine - "figli" di Lou Reed, Neil Young, Green on Red e Dream Syndacate - il Rock torna sulla strada maestra, dimenticando le sbandate Afro e le deviazioni Dance. Niente Techno, niente Jungle, niente Trip-Hop. It's only Rock'n'Roll. Grandi! Grandi! Grandi!

Per info Marco Muzio 3494957686

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ImageCi sono concerti cui molti vanno perché “devono” esserci, quanto meno per stare al passo, altri cui vanno in pochi, ma che sono lì perché “vogliono” esserci. Quello dei Sophia rientra senza dubbio nella seconda categoria. Stasera al Musicdrome di Milano, seconda delle tre tappe del tour italiano di presentazione di “There are no goodbyes”, uno dei migliori dischi del 2009, il pubblico, circa trecento persone, è preparato e sa che passerà una bella serata, insieme a canzoni che sente sue. Robin Proper Sheppard si presenta con una band di quattro elementi più un quartetto d’archi; il risultato è perfetto; chi ha ascoltato il nuovo disco con il cd bonus delle Valentine’s Day Sessions (registrato live in Vienna il 14 febbraio scorso) non si stupirà; gli altri resteranno piacevolmente sorpresi. L’inizio con “The sea” e “Swept back” crea subito l’atmosfera giusta, seguono “Signs” e “Storm clouds”, dal nuovo lavoro; altri estratti saranno l’acustica “Dreaming”, la commovente “Heartache”, forse il momento più bello di tutto il concerto, la melodiosa "Something" e la coinvolgente “Obvious”. Stranamente lasciate fuori le prime due del cd, “There are no goodbyes” e “A last dance”, entrambe bellissime e di pronto impatto. Tra le altre da segnalare la psichedelica “The river song”, la struggente “Lost”, l’hit dark “Oh my love” e la meravigliosa “So slow”. Due bis (nel secondo Robin s’interrompe perché qualcuno a lato del palco, verosimilmente qualche infiltrato, parla a voce alta e gli fa perdere la concentrazione…) e si torna a casa felici di esserci stati. Quanto a me ho solo una piccola delusione: se solo avesse fatto anche “If only”, se solo… (Marco Bonini)

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ImageLei che offrì la faccia al vento
Omaggio a Fernanda Pivano
Ingresso Gratuito
sabato 31 ottobre 2009 - 20.30 - 23.30
Convento dell'Annunziata, Via Portobello, Sestri Levante



La serata

Ore 20,30: proiezione del docu-film “A farewell to beat”, in una saletta adiacente a quella che ospiterà il concerto. Il film racconta l'ultimo viaggio di Fernanda, che torna in America a ritrovare i suoi amici e i suoi luoghi. Molti, come Ginsberg, Kerouac e come Ernest Hemingway, di cui lei visita la tomba per la prima volta, non ci sono piu', qualcuno ha resistito come Lawrence Ferlinghetti, qualcuno si e' aggiunto come Jay McInerney, Barry Gifford, Bret Easton Ellis, scrittori delle nuove generazioni per cui Fernanda e' diventata un mito.
È un viaggio melanconico e intenso: le memorie di una donna sopravvissuta ai suoi eroi e ai suoi ideali si rianimano al contatto con il paesaggio americano, nel passo, negli occhi, nella voce di Fernanda si risente la forza di una fede mai spenta nella letteratura e nella poesia. Durata: 68 minuti.

Ore 21,45: intervento/i di Enrico Rotelli (consulente editoriale, curatore delle ultime opere e angelo custode di Pivano negli ultimi anni di vita) e/o Don Andrea Gallo.

Ore 22,30: reading e musiche ispirate alla lettura dell’Antologia di Spoon River. Lettura dei passi tradotti da Pivano e trasformati in musica dal genio di Fabrizio De André. Gli artisti si alterneranno su palco e contribuiranno a ricostruire, interpretare e rileggere l'album "Non al denaro, non all'amore né al cielo" (1971).

Ore 23, 45: conclusione, saluto.

Gli artisti: Alberto “Napo” Napolitano, Federico Sirianni, Andrea Sigona, Patrizia Merciari e Roberta Alloisio.

Dove: il convento dell'Annunziata fu costruito nel 1469 dai Padri Domenicani che già dal 1442 avevano posto la loro base nel complesso di Santa Maria di Castello a Genova. La struttura è posizionata sull'estrema punta della penisola di Sestri Levante affacciandosi per tre lati sul mare, due verso la Baia del Silenzio e uno verso il mare aperto del golfo del Tigullio. Fino al 1497 fu governata da un vicario della sede genovese e solo successivamente divenne autonoma e quindi dotata di un proprio noviziato. Durante il periodo napoleonico nel 1797 i Domenicani furono allontanati da Sestri Levante, adibendo così l'abbazia ad altri scopi. Un documento del 1798 conservato nell'archivio comunale cita il convento e la chiesa - intitolata alla Santissima Annunziata e costruita su tre navate - con tredici cappelle. Nel 1867 il convento fu acquistato da una società privata di benefattori che lo trasformarono in colonia marina - la Colonia Tagliaferro - conservandone il ruolo fino al 1982. In seguito verrà comprato dal comune sestrese nel 1995 che, dopo lavori di completo restauro e risanamento, riportò allo splendore gli originari elementi architettonici della chiesa e del convento.

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Il “Liguria Jazz Summer 2009”, organizzato dal Museo del Jazz di Genova in collaborazione con Ellington Club Genova, si è svolto nel mese di luglio nel Tigullio.
Venerdì 17 Keith Brown e la sua band country blues si è esibita sul palco di Recco. Ecco il magnifico servizio fotografico di Albino Crovetto, che ritrae il K. B. Brown Trio in concerto.
(per gli ingrandimenti cliccare sulle foto)

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