Concerti
ANDREA ROSSI ANDREA/STEFANO PASTOR/GEORGE HASLAM - Live in Cogoleto (Quinto Elemento Pub, 5/11/2009)

Bauhaus, il jazz e la canzone
22 gennaio, ore 21.00
Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale - Genova
A 90 anni dalla fondazione dello storico movimento artistico del Bauhaus, scuola di pensiero interdisciplinare fondata a Weimar nel 1919 tesa a superare la dicotomia tra arte e tecnologia, estetica e funzionalità, progettualità e realizzazione, Genova celebra con una grande mostra uno dei suoi più illustri esponenti, quell’Otto Hofmann che proprio sulla riviera del ponente ligure decise di passare gli ultimi 20 anni della propria esistenza. Così dal 16 ottobre scorso fino al prossimo 14 febbraio gli spazi del Palazzo Ducale della “Superba” ospitano una serie di opere pittoriche e non solo del grande artista di Essen: una rassegna di astratta geometria figurativa ad alto contenuto immaginifico. Gli anni della Repubblica di Weimar, primo tentativo di stabilire in Germania una democrazia liberale, nonostante le profonde difficoltà economiche in cui versa l’intera nazione uscita sconfitta dal primo conflitto mondiale, sono, almeno fino alla crisi del ’29 che apre la strada al nazional-socialismo, un periodo fecondo sul piano politico e culturale. A partire dalla redazione di una moderna e civile costituzione, è proprio in quel momento che trovano sfogo i più diversi fenomeni culturali, tra i quali il Bauhaus, la mitica “Scuola di Francoforte” dei filosofi sociali neo-marxisti Adorno e Horkheimer, e il primo audace e provocatorio Kabarett che certamente raggiunge le orecchie di personalità come Otto Hofmann e ne influenza l’operato.
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Sabato 7 novembre alle ore 22.30 presso "IL BANCO" di Zoagli
Ci sono concerti cui molti vanno perché “devono” esserci, quanto meno per stare al passo, altri cui vanno in pochi, ma che sono lì perché “vogliono” esserci. Quello dei Sophia rientra senza dubbio nella seconda categoria. Stasera al Musicdrome di Milano, seconda delle tre tappe del tour italiano di presentazione di “There are no goodbyes”, uno dei migliori dischi del 2009, il pubblico, circa trecento persone, è preparato e sa che passerà una bella serata, insieme a canzoni che sente sue. Robin Proper Sheppard si presenta con una band di quattro elementi più un quartetto d’archi; il risultato è perfetto; chi ha ascoltato il nuovo disco con il cd bonus delle Valentine’s Day Sessions (registrato live in Vienna il 14 febbraio scorso) non si stupirà; gli altri resteranno piacevolmente sorpresi. L’inizio con “The sea” e “Swept back” crea subito l’atmosfera giusta, seguono “Signs” e “Storm clouds”, dal nuovo lavoro; altri estratti saranno l’acustica “Dreaming”, la commovente “Heartache”, forse il momento più bello di tutto il concerto, la melodiosa "Something" e la coinvolgente “Obvious”. Stranamente lasciate fuori le prime due del cd, “There are no goodbyes” e “A last dance”, entrambe bellissime e di pronto impatto. Tra le altre da segnalare la psichedelica “The river song”, la struggente “Lost”, l’hit dark “Oh my love” e la meravigliosa “So slow”. Due bis (nel secondo Robin s’interrompe perché qualcuno a lato del palco, verosimilmente qualche infiltrato, parla a voce alta e gli fa perdere la concentrazione…) e si torna a casa felici di esserci stati. Quanto a me ho solo una piccola delusione: se solo avesse fatto anche “If only”, se solo… (Marco Bonini)
Lei che offrì la faccia al vento