Radio Disco Club 65

La musica di Antonio fra Acqua Santa e Deminio di Antonio Vivaldi

Da Antonio Vivaldi e Radio Discoclub65 un buon mercoledì pomeriggio a tutti i meta-ascoltatori della punta numero 16 de "La musica di Antonio fra Acqua Santa e Demonio".
Oggi è una puntata, come vedremo, ladresca. Al solito si parlerà di uscite recenti o prossime includendo anche una ristampa e si concluderà con il pezzo asincrono. Per onorare il tema della giornata, un occasionale cambiamento di sigla.


BONNY LIGHT HORSEMAN – BONNY LIGHT HORSEMAN
Come detto sarà questa una puntata di furti. Furti nei settori di competenza degli esimi colleghi che curano le altre rubriche di Radio Discoclub65. Cominciamo a introdurci nel folk, settore di competenza di Fausto Meirana, per parlare dell'album di esordio dei Bonny Light Horseman, trio acustico capitanato da Anaïs Mitchell che s'incarica di rivisitare antiche ballate in chiave fascinosamente indie-moderna.

LAURA MARLING – ONLY THE STRONG
Il furto è adesso ai danni di Ida Tiberio e del suo programma dedicato alla musica al femminile. La bionda cantautrice inglese pubblica un disco dalle intenzioni ben chiare sin dal titolo: Song For Our Daughter. Come immaginabile i toni sono delicati e i suoni essenziali con un'idea molto bella di non-finito elegante.

THUNDERCAT – DRAGONBALL DURAG
Terzo furto e terza vittima: il programma preso di mira è Free Fall di Danilo Di Termini, dedicato alla musica nera nelle sue molte declinazioni. E' da poco uscito It Is What It Is, nuovo album del genietto polistrumentale Thundercat. In realtà questa Dragonball Durag, più che ai suoni black, sembra ispirarsi a certa elegante musica bianca anni '70 tipo Steely Dan.

OZZY OSBOURNE – UNDER THE GRAVEYARD
Per derubare il polivalente Dario Gaggero scelgo invece il settore heavy con un nome iperclassico del settore, Ozzy Osbourne. Il suo recente Ordinary Man è stato salutato con recensioni quasi tutte positive e suona come un riassunto di vita e carriera del dissipato frontman dei Black Sabbath. Lo dimostra questa canzone dal video assai autobiografico (nonostante i nomi cambiati).

THE THIRD MIND – THE DOLPHINS
Il quarto furto di giornata è anche il più ardito, visto che va a scardinare i forzieri di Coverlandia, rubrica curata dal Caro Leader Giancarlo Balduzzi. Mi faccio perdonare – o forse peggioro la situazione? - asportando un gioiello tratto dal suo disco preferito di questi tempi, The Third Mind, inciso dall'omonimo indie- supergruppo capitanato da Dave Alvin. Il pezzo lo abbiamo già programmato qualche tempo fa, ma merita il riascolto, ed è una cover della suadente The Dolphins di Fred Neil.

 SLADE – FAR FAR AWAY
Non so se ho colto lo spirito de "L'ora dell'ignoranza" dell'ultimo derubato di giornata, Diego Curcio, ma mi pare che gli Slade possano andare bene. Questa è Far Far Away degli Slade - gruppo da me molto amato - ed il pezzo fuori sincrono della giornata.

THE EVERLY BROTHERS – MAMA TRIED
Per il settore ristampe non derubiamo nessuno, visto che abbiamo esaurito le possibili vittime. Down In The Bottom: The Country Rock Sessions 1966-1968 illustra il periodo in cui gli Everly Brothers furono fra i primi a esplorare il suono, per l'epoca nuovo, detto country-rock. L'antologia contiene tre album, il terzo dei quali è Roots, dal suono cristallino e dalle voci, al solito, commoventi. Mama Tried è uno dei pezzi più noti di Merle Haggard, un ricordo dei suoi giorni di Bad Boy.

 

That's Folk! di Fausto Meirana

Benvenuti all'ennesima puntata di That's Folk! con Fausto Meirana che oggi calpesta lo stesso terreno di Oh Girls! Mi scuso con Ida Tiberio ma il mio rapporto con le donne (intendo le donne in musica) è da sempre intenso...

Quale miglior collegamento se non un brano di Joni Mitchell? Solo un abbozzo di Coyote, tratto, credo, dal film Rolling Thunder Revue; Joni Mitchell, Dylan, McGuinn, Scorsese, tutto in un post!


Può essere difficile continuare, dopo un monumento come Joni Mitchell, ma bisogna pur farlo. Laura Gibson è un cantautrice di Portland, Oregon, ma residente a New York. Al suo attivo ha cinque album di cui l'ultimo è del 2018, Goners, mentre il migliore, al momento, è La Grande del 2012. La ascoltiamo con Hands In Pockets.


Questa emissione di That's Folk! al femminile prosegue con una interessante folksinger inglese il cui repertorio sembra provenire dal passato. Liz Green si ispira al folk, al jazz primigenio e persino a certe forme di cabaret. La sua voce modulata può piacere più o meno, ma è senz'altro originale. Solo due dischi per lei, l'ultimo risale addirittura al 2014. Ascoltiamola con Displacement Song; come tutti i brani di questa scaletta, in versione live in studio.


Dall'Inghilterra all'Irlanda: Lisa Hannigan ha debuttato accanto al cantautore Damien Rice, fino alla rottura professionale e personale. Da lì in poi come solista ha costruito una carriera più che dignitosa, in particolare con il suo ultimo disco, At Swim, che risale a quattro anni fa. Da una session radiofonica ascoltiamo una versione all'ukulele della famosissima Blue Moon.


Attraversiamo di nuovo lo stagno per tornare negli Stati Uniti e ascoltare un'interessante cantautrice, Joan Shelley. Col disco omonimo, prodotto da Jeff Tweedy nel 2017, è uscita dall'anonimato, mentre con il recente Like The River Loves The Sea ha confermato il suo talento (in mezzo c'è stato anche un bel EP di cover). Da quel disco ascoltiamo The Sway, qui eseguita con il collaboratore di lunga data Nathan Salsburg.


That's Folk! prosegue con una piccola serie di cover dedicate a Nico, voce dei primi Velvet Underground; il primo dei due brani, Sunday Morning, viene dal primo Velvet Underground, quello con la banana warholiana, ed è eseguito da un duo estemporaneo e imprevedibile formato dall'australiana Courtney Barnett e dall'inglese Billy Bragg.


Il secondo passaggio di questo mini-omaggio a Nico è These Days, canzone di Jackson Browne che Nico eseguì ben prima dell'autore nel suo album Chelsea Girl del 1967. In questa versione la canta Annie Clark, ovvero l'eclettica performer meglio conosciuta come St. Vincent, in una registrazione intima con vista sul ponte di Brooklyn.


Ancora un duetto per il penultimo brano della scaletta. Waxahatchee è il nome di battaglia di Katie Crutchfield, artista in bilico tra indie-rock e uscite piuttosto mainstream, come l'ultimo album St.Cloud. Assieme al suo compagno, il texano Kevin Morby, eseguono dal vivo un brano di Bob Dylan, It Ain't Me Babe.


That's Folk! si congeda chiudendo il cerchio; l'artista che più ricorda Joni Mitchell, di questi tempi, è certamente l'algida Laura Marling, trentenne cantautrice inglese che ha stupito con album riuscitissimi come Once I Was An Eagle e Semper Femina. In questo lungo e recente video presente alcuni brani dal suo nuovo album Song For Our Daughter (sono 11 minuti, smettete quando volete...). A presto con Radio Discolub65, seguono Dario (L'Ora Del Deficiente) e Antonio (E La Sua Musica...). Più tardi ancora Dario con Heavy Metal Parking Lot.

La (mezz')ora dell'Ignoranza.

Rieccoci all'Ora dell'ignoranza: una manciata di canzoni zozze che non piacciono a nessuno. Questa volta il filo conduttore della puntata sarà il punk canadese, perché non solo Usa e Inghilterra ci hanno regalato band incredibili. Anzi, alla periferia dell'impero spesso si trovano vere e proprie delizie. Il primo gruppo che viene in mente un po' a tutti, quando si parla di punk canadese, sono i D.O. A. di Joey Shithead, un nome, una garanzia. Parliamo di una band immensa, oltreché di veri e propri veterani. Questa è "The enemy" dall'esordio spettacolare "Something better change", 1980.

Non erano propriamente una punk band, perché avevano influenze più power-pop, ma i Pointed Sticks restano un gruppo incredibile della scena canadese. Parliamo, anche in questo caso, di fine Settanta-primi Ottanta. Melodie appiccicose e chitarre ruggenti sono la formula prediletta da questa band troppo spesso ignorata dalle retrospettive e dalle classifiche sul punk. Recuperateli. Questa è "Out of luck" dal disco "Part of the noise" del 1980.

Facendo un salto temporale di una decina d'anni arriviamo a uno dei miei gruppi preferiti di sempre, almeno fino ai primi 3 dischi: i Propagandhi di Winnipeg. "How to clean everything", il loro esordio del 1993 uscito su Fat e di cui questa "Anti Manifesto" è il pezzo d'apertura, è un album colossale. Riesce a mescolare testi splendidi, lucidi e assai politici a un hc massiccio e piuttosto melodico. Un capolavoro che i nostri non ripeteranno mai più (anche se il disco seguente è decisamente bello). Purtroppo oggi i Propagandhi suonano un hc molto metallico e incolore (ok, so che molti si incazzeranno).

Vengono da Toronto e come i Pointed Sticks andrebbero riscoperti dal "grande pubblico" punk i Diodes, ottima band di fine anni Settanta. Il secondo album "Released", da cui è tratto questo pezzone ("Tired of waking up tired") è del 1979 ed è un ottimo mix di influenze americane e inglesi, tra Boys e Weirdos mi verrebbe da dire, anche se essendo contemporanei direi che i Diodes hanno forgiato da soli uno stile assai personale e che a me piace un casino.

Da non confondere con l'omonima band anarcho-punk inglese, i Subhumans di Vancouver sono un gruppo davvero pazzesco. Tra primo punk e hardcore selvaggio, con una bona dose di testi politicizzati, il combo gode di un seguito assai di culto. Questo pezzo, "Firing squad", è un singolo bomba dell'80 uscito lo stesso anno del loro piccolo grande capolavoro "Incorrect thoughts", album rarissimo, risuonato qualche anno fa dalla band e pubblicato in questa nuova veste da Alternative Tentacles.

Restando sempre sul periodo fine Settanta e primi Ottanta un'altra testa di serie - in tutti i sensi - sono i Teenage Head, che come molti altri nomi in questa lista, flirtano con il punk e il power-pop. Il primo disco omonimo è la sintesi perfetta di questo mix, mentre con gli anni il gruppo accentuerà sempre di più i toni rock'n'roll, puntando molto sulla melodia. Questa è "Ain't no sense".

Gli SNFU sono una band piuttosto longeva, fondata nel 1981 a Edmonton e poi spostatatasi a Vancuuver. Hanno attraversato anni Ottanta e Novanta suonando un hc melodico bello teso e divertente, infarcito di testi ironici ma al tempo stesso impegnati. Credo si siano sciolti un paio d'anni fa. A me piace tantissimo il loro primo disco, anche se quasi tutti gli album sono spettacolari. Questa è "Cannibal cafe" , tratta dall'esordio "...and no one else wanted to play" del 1984.

 

Visto che ho messo quasi solo band di 40 anni fa, rieccomi con un gruppo anni Novanta: gli Hanson Brothers (no, non quelli dei tre fratelli, belin). Si tratta del side-project dei Nomeansno (che arrivano, tranquilli), che mescola l'amore incondizionato dei componenti della band per i Ramones e per l'hockey. Il pezzo che ho scelto è "Sabrina" da "Gross Missconduct" del 1992.

 Un gruppo pop-punk canadese che piace un sacco di miei amici e che io ascolto a tratti, diciamo che non ne vado matto, sono I Chixdiggit! di Alberta. Alcuni pezzi, però, hanno il tito giusto e la melodia che ti conquista come quesato "I remember you".

Li ho evocati e con loro chiudo questa puntata dell'Ora dell'ignoranza. Parlo dei Nomeansno, folgorante hc band fondata negli anni Ottanta. che come molti gruppi canadesi ha sempre portano avanti anche un messaggio politico forte. I Nomeansno hanno sempre incorporato molti elementi musicali variegati, all'interno della loro cornice hc-punk. Si sono sciolti da poco, purtroppo. "Wrong" del 1989 è il loro capolavoro indiscusso e da questo disco è tratta "Oh no! Bruno!". A venerdì.

 

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