Radio Disco Club 65

Oh Girls! di Ida Tiberio

Girls from the North Countries


Björk
La ragazza delle terre del nord più celebre, da tempo oggetto di una lunga serie di elogi e riconoscimenti? Nessun dubbio: è una piccola-gigantesca islandese di nome Bjork, musicista, discografica e attrice. Insomma, un talento geniale e multiforme. E' lei che porta i Sugarcubes, la sua band giovanile, alla ribalta internazionale e in seguito riversa la sua creatività anche nella (fortunatissima) produzione solistica. Nel 1994 vince il Brit-Award per la miglior voce femminile e il suo album d'esordio ("Debut") viene accolto trionfalmente dalla critica specializzata. In effetti, Bjork, ha una voce dalla timbrica straordinaria e una verve innovativa che la porta ad impadronirsi delle sonorità pop, folk fino a quelle elettroniche più sperimentali. Sempre con grande efficacia e originalità.


 

Ane Brun
Ane Brun (all'anagrafe Ane Brunwoll) è un'interessante chitarrista e cantautrice norvegese. I suoi primi approcci "professionali" alla musica (e anche in questo caso l'imprinting familiare gioca un ruolo importante) avvengono nella bella e colorata città di Bergen. Ma presto, Ane si trasferisce in Svezia, prima ad Upsala e poi a Stoccolma. Proprio nella capitale svedese, Ane compone, registra e incide i suoi primi album, in perfetto equilibrio tra sonorità modernissime e richiami alla tradizione folk. Il tutto, impreziosito da una voce incantevole.


 

Emiliana Torrini
Origini paterne schiettamente italiane, radici materne e "hometown" islandesi, Emiliana Torrini è l'ennesimo caso in cui il contatto con la musica ha origini familiari (il nonno materno era un jazzista) ed è precocissimo. Dotata di una grande estensione vocale, studia lirica con un certo profitto ma presto sviluppa un profondo interesse per la musica elettronica e per la canzone d'autore. La sua carriera acquisisce un "respiro" internazionale a partire dagli anni 2000, quando la giovane artista islandese si trasferisce in Gran Bretagna e pubblica per la celebre Rough Trade


 

Robyn
Robin Miriam Carlsson, sinteticamente Robyn, è una musicista svedese attratta dalla musica dance e dalle sonorità elettroniche. Anche il suo è un talento precoce visto che, come narrano le cronache, si mette in luce durante un progetto scolastico al quale dà un contributo essenziale. Da quel momento, la ragazza suscita l'interesse dei discografici, ben impressionati dalla sua disinvoltura e dalla sua presenza scenica. Ma Robyn è ancora troppo giovane per entrare nel rutilante mondo dello showbiz. Terminati gli studi, la sua carriera si consoliderà e andrà ben oltre i confini della penisola scandinava.


Anni-Frid (Frida) Lyngstad e Agnetha Fältskog. Ovvero le Abba
Ebbene sì: un doveroso mea culpa si rende necessario. Da giovane ho trattato gli Abba con malcelata spocchia. Pop risibile, suoni da discoteca, scarsi agganci con le tematiche relative ai massimi sistemi o alla complessità sonora dei miei miti d'allora. Eppure, se una band vende centinaia di migliaia di dischi, parte dalla Svezia e dilaga in tutto il pianeta, qualche spunto di riflessione avrebbe dovuto offrirlo anche ai sofisticati rocker degli anni che furono. Ma il tempo, si sa, è galantuomo, Si scopre che il pop degli Abba tanto risibile non è, e che le voci (soprattutto quelle femminili) sono di prim'ordine.


Free Fall di Danilo Di Termini

Ciao a tutti, nuova settimana per Free Fall – Jazz in caduta libera. Staremo insieme per un'ora circa ma ovviamente tutti i post rimarranno sempre disponibili su questa pagina Facebook e dalla fine della puntata sul sito di DiscoClub.

In questa puntata ascolteremo: Ashley Henry, Kokoroko, Carla Bley Band, Enrico Pieranunzi, Antonio Zambrini, Pat Metheny, Antonio Sanchez, David Bowie.

Io sono Danilo Di Termini e come al solito cominciamo con una novità. Da qualche tempo jazz inglese è tornato al centro dell'attenzione con una nuova ondata di talenti. Tra questi c'è il pianista Ashley Henry che qualche mese fa ha pubblicato il suo primo album intitolato Beautiful Vinyl Hunter. Nel jazz di Henry, che molti puristi esiteranno a definire tale, convivono molti generi, beats, hip hop, punk addirittura. Un buon esempio è questa traccia in cui colpiscono i featuring di Keyon Harrold alla tromba e gli interventi vocali di MC Sparkz: Between the Lines.

Un altro esempio di questo nuovo movimento britannico (peccato siano fuori dall'Europa!) sono i Kokoroko che per adesso hanno inciso solo un paio di EP. Sono otto giovani musicisti inglesi, tra cui spiccano la band leader, la trombettista Sheila Maurice-Grey, la sassofonista Cassie Kinoshi e la trombonista Richie Seivwrigh. Il loro riferimento musicale è sicuramente l'afrobeat, Fela Kuti su tutti, ma riaffiorano continuamente anche tracce della tradizione jazz e funk. Kokoroko, in lingua urhobo (dialetto nigeriano) significa "essere forti". Vediamoli e ascoltiamoli in Colonial Mentality

Anche oggi il bollettino dei musicisti scomparsi a causa del Covid 19 deve purtroppo aggiornarsi: è deceduto a soli 64 anni Hal Willner, grandissimo produttore americano. Oltre ad essere stato il coordinatore musicale del Saturday Night Live, produttore per Marianne Faithfull e Lou Reed, Willner è famoso per aver assemblato cast di artisti per tributi che dovrebbero trovarsi negli scaffali di ogni appassionato di musica. Mi riferisco alle riletture delle opere di Thelonious Monk, Charles Mingus o Kurt Weill, affidati ad artisti di primissimo piano, da John Zorn a Tom Waits, da Lou Reed a Bill Frisell. Il primo di questi tributi fu nel 1981 Amarcord Nino Rota, dedicato alla musica da film del compositore italiano. Scegliamo un brano eseguito dalla Carla Bley Band che comprendeva all'epoca Steve Swallow, David Sharpe, Joe Daley, Arturo O'Farrill, Gary Windo, Gary Valente, Michael Mantler, Earl McIntyre oltre che la leader alla conduzione e all'arrangiamento del tema tratto da 8½.

Salutiamo Hal Willner e rimaniamo nel meraviglioso mondo di Federico Fellini con uno dei pianisti italiani più affermati, anche (o forse soprattutto?) all'estero e sto parlando di Enrico Pieranunzi. Tra i suoi innumerevoli dischi - difficile sceglierne uno, sono tutti bellissimi – c'è anche un omaggio al regista di Rimini che si intitola proprio Fellini Jazz-Amarcord. Registrato dal vivo a Roma nel 2003 con una band stellare che comprendeva Charlie Haden al contrabbasso, Paul Motian alla batteria, Kenny Wheeler alla tromba, Chris Potter al sax.

Un altro pianista che ci piace molto è che da sempre è molto attento al mondo della celluloide (ma c'è ancora qualcuno che parla così?) è Antonio Zambrini. Anche lui ha dedicato un album alla musica di Nino Rota, ma uno dei suoi ultimi lavori è invece sulla musica di Pinocchio del grande Fiorenzo Carpi. Noi lo ascoltiamo invece in un altro Pinocchio, quello disneyano, con la reinterpretazione di When You Wish Upon A Star con Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Manu Roche alla batteria.

Abbiamo trovato un filone e non lo abbandoniamo così presto: andiamo da Ennio Morricone, uno dei più grandi compositori di musica tout court e non solo di colonne sonore. Lo ascoltiamo nella rilettura di un grandissimo trio, quello di Pat Metheny con Christian McBride e Antonio Sanchez in un'esibizione dal vivo al bel festival Jazz in Marciac del 2003. Il tema è talmente famoso che quasi non la presenteremmo: Nuovo Cinema Paradiso

Antonio Sanchez non poteva non condurci ad uno dei più bei film del 2015 e cioè Birdman di Alejandro González Iñárritu, vincitore di ben 4 premi Oscar. La cosa curiosa è che Sanchez non potè entrare in nomination perché la sua musica originale fu ritenuta una "non colonna sonora". Infatti il batterista messicano appariva nelle scene di raccordo del film improvvisando con la sua batteria.
Vediamo come ha lavorato per quel film insieme al regista suo connazionale.

Torniamo da Pat Metheny per ascoltarlo anche come autore di colonne sonore. Nel 1985 scrive, insieme a Lyle Mays, le musiche per Il Gioco del Falco di John Schlesinger con Sean Penn. In un brano che diventa un singolo di grande successo fa ricorso addirittura alla voce di David Bowie. Prima di ascoltare This is Not America vi ricordiamo che Free Fall con Danilo Di Termini torna giovedì e che oggi hanno suonato per noi Ashley Henry, Kokoroko, Carla Bley Band, Enrico Pieranunzi, Antonio Zambrini, Pat Metheny, Antonio Sanchez, David Bowie. Alla prossima, ciao.

Blue Morning di Dario Gaggero

Buongiorno a tutti e benvenuti ad una nuova puntata di 'Blue Morning', l'ormai consueta circumnavigazione della musica nera in tutta la sua ampiezza, con come nocchiero il sempre vostro Dario Gaggero (che fa anche rima).
Oggi cominciamo con un artista che mi è molto caro: Wynonie Harris.
Shouter atipico per aspetto e vocalità (con un caratteristico timbro sabbioso come peculiarità più evidente) fu tra quelli che nella prima metà degli anni '50 preparò la strada alla nascita del rock'n'roll.
Questa è la sua 'Good Morning Judge' (1952):


Little Willie Anderson sarà un nome che non vi dirà molto, temo: Little Walter lo aveva 'assunto' come autista tuttofare (e occasionalmente come sostituto più o meno lecito in date 'minori').
Conoscendo il personaggio non deve essere stato un lavoro facile...
Accompagnato da un gruppo di veterani di Chicago ha inciso il valido 'Swingin' the Blues' nel 1979, nel quale mette in mostra interessanti doti come armonicista (ovviamente) e cantante.


Jimmy Dawkins è emerso dalla scena dei club del West Side di Chicago alla fine degli anni '60, con un uso spregiudicato del plettro e una proposta che si poteva paragonare a quella di contemporanei come Magic Sam e Otis Rush.
Questa 'Night Rock' è tratta dal suo primo album su Delmark, 'Fast Fingers' (1969)


Taj Mahal non ha mai avuto paura di sperimentare e lo ha dimostrato nel corso di una carriera lunga e tortuosa che lo ha visto passare dal blues acustico più ortodosso a commistioni sempre più audaci con musiche di diversa origine (latina, africana, caraibica...). Questa 'Satisfied and Tickled Too' (1976) è una ardita interpretazione reggae della 'I'm Satisfied' di Mississippi John Hurt e riesce a mio avviso a restituire il senso di pace e serenità del bellissimo brano originale.


E' stato una sorta di Gangsta Bluesman e ha raccontato la sua colorita carriera di magnaccia/musicista e dei suoi prevedibili inconvenienti (prigione compresa) nel documentario 'American Pimp'.
Da un lato è un peccato che se ne sia parlato solo per ragioni extra-musicali perché Fillmore Slim ha inciso album interessanti (e pare sia stato mentore di un giovane Rick Estrin).
Questa 'Jack You Up' è tratta da 'The Legend of Fillmore Slim' (2006)


Dal profano al sacro: nativa dell'Alabama e dallo stile evidentemente debitore del gospel, Mitty Collier incise diversi singoli di moderato successo per la Chess Records nel corso degli anni '60 per poi abbandonare le scene improvvisamente a causa di complicazioni alle corde vocali.
Tornò a cantare negli anni '70, scegliendo di tornare alle radici e di dedicarsi esclusivamente alla musica e alla predicazione religiose.
La sentiamo nel suo brano più famoso, 'I had a talk with my man last night'.


Ray Charles lo conoscete senz'altro tutti.
Per amor di brevità basterà ricordare come sia stato un pioniere della fusione tra rhythm and blues, gospel e ritmi latini, influenzando un po' tutti – dal nascente soul al merseybeat - con i suoi numerosi successi su Atlantic (i suoi primi lavori erano ispirati invece ad un jazz moderato, à la Nat King Cole).
Fu anche uno dei primi a miscelare in maniera convincente blues e country con i suoi due LP 'Modern Sounds in Country and Western Music'.
Insomma, un Genio (l'aveva mica già detto qualcuno?


Ha raccontato tante di quelle versioni della sua vita che non ci si capisce niente: ha davvero ucciso l'amante della moglie facendo perdere le sue tracce nel 1938, dopo aver inciso i suoi primi dischi per la Vocalion?
Ed è per quello che non se ne è più saputo niente sino a più di vent'anni dopo?
E si chiamava davvero John Henry Barbee (come sembra confermare un documento degli anni '30) oppure il suo vero nome era George William Tucker, come affermava negli anni '60?
Mistero.
Godetevi la sua 'I ain't gonna pick no more cotton'


Lloyd Glenn ha passato la prima parte della sua carriera lavorando come produttore e sessionman in California (producendo tra le altre alcune celebri session di Lowell Fulson) e si è dedicato ai concerti dagli anni '70 in poi, accompagnando in Europa Champion Jack Dupree e Big Joe Turner ed esibendosi anche come solista . Questa sua pregevole 'After Hours' è stata registrata in Francia nel 1977.


Vi sarete forse accorti che cerco di mettere almeno un brano doo-wop (o similare) a puntata.
Direttamente dal Connecticut oggi è la volta dei Crowns e della loro accattivante 'Possibility':


Titolare di un album in coppia con il 'nostrano' Rudy Rotta nel 1990, la Chicagoana Karen Carroll ha raggiunto la sua maturità espressiva nei lavori pubblicati dalla Delmark nella seconda metà della decade.
Questa 'Can't Fight the blues' è tratta da 'Talk to the Hand' (1998)


Ed è proprio Rudy Rotta l'artista italiano del giorno! Veterano di Festival nazionali e internazionali (Montreux, Sanremo Blues, Pistoia...) ha esplorato i confini del blues collaborando a più riprese con nomi di assoluto rilievo (uno su tutti: Brian Auger) e rivisitando a suo modo anche classici del rock.
Purtroppo ci ha lasciati troppo giovane.
Eccovi una sua versione della classica 'My Babe', con la quale vi saluto.

A presto,

Dario.


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