Radio Disco Club 65

Free Fall di Danilo Di Termini

Ciao a tutti, benvenuti a Radio DiscoClub 65. Siete all'ascolto (più o meno) di Free Fall – Jazz in caduta libera con le scelte di Danilo Di Termini che in questa puntata si avvalgono della partecipazione di Jeremy Cunningham, GoGo Penguin, Esbjörn Svensson Trio, Moses Sumney, Django Reinhardt & Stéphane Grappelli, Wes Montgomery, Santana & Gato Barbieri.

Forse avrete saputo della scomparsa di Lee Konitz. Personalmente lo considero uno dei giganti del suo strumento, il sax alto, ma anche una delle figure chiave della storia della musica jazz. Per ricordarlo come merita sabato dedicheremo una puntata speciale tutta per lui (credo, non so, sto scrivendo appena letta la notizia). Invece oggi proviamo a fare come se niente fosse e partiamo dal batterista di Chicago Jeremy Cunningham che nel 2020 ha pubblicato The Weather Up There per l'etichetta Northern Spy. Si tratta di un disco molto interessante in cui appaiono molti musicisti dell'odierna scena di Chicago tra cui Jeff Parker, Tomeka Reid, Jamie Branch e Makaya McCraven. Lo spunto del disco è un episodio purtroppo tragico: nel 2008, quando ancora viveva a Cincinnati, suo fratello minore viene ucciso per errore da due sconosciuti. Cunningham in seguito all'episodio decide di trasferirsi a Chicago dove entra in contatto con la scena jazz locale: il risultato è questo album di cui cominciamo ascoltando un brano che si intitola 1985

Il jazz di Cunnigham spazia senza confini nel passato e nel presente di questa musica, al servizio dell'elaborazione di un lutto che è evidentemente una ferita profonda, ma anche una metafora tagica della condizione umana, oltre che un duro atto d'accusa sulla facilità di procurarsi armi negli Stati Uniti. Nel disco si ascoltano le voci della famiglia e degli amici di casa, che raccontano l'omicidio del fratello. Nella straziante Elegy ad esempio sua sorella, la sua ex fidanzata, la migliore amica di suo fratello parlano tra loro di Andrew, come un coro sostenuto dalla batteria di Cunnigham. Ascoltiamo il brano che dà il titolo all'album, con uno splendido Jeff Parker in primo piano.

Eppur si muove! La celebre frase che sarebbe stata pronunciata da Galileo ben riassume il momento che sta vivendo l'industria discografica. Nonostante tutto infatti i dischi continuano ad uscire e sembra che prossimamente arriveranno anche nei negozi di dischi (facciamo tutti gli scongiuri del caso). È il caso del nuovo album dei GoGo Penguin, che vi ricorderei di ordinare da Disco Club che conta di riaprire per voi e per accogliervi con la consueta cordialità e simpatia e il suo ormai celebre sconto Covid19. Fine dello spot (Giancarlo ci obbliga) e torniamo al gruppo di Manchester attivo dal 2012 di cui sta per arrivare il settimo album. Non avendo ancora tracce disponibili ripieghiamo intanto su uno del 2014, da V2.0. Loro sono Chris Illingworth al pianoforte, Nick Blacka al basso e Rob Turner alle percussioni, il brano è Hopopono.

Il trio piano basso batteria è uno dei più classici della storia del jazz; tra coloro che hanno contribuito a rinnovarlo ci sono sicuramente gli e.s.t., cioè l'Esbjörn Svensson Trio, formatosi nel 1993 e composto da Esbjörn Svensson (pianoforte), Dan Berglund (contrabbasso) e da Magnus Öström (batteria e percussioni). Caratterizzati da una sonorità molto decisa, con un'impronta ritmica molto marcata spesso più vicina a sonorità post-rock, il trio ha avuto un enorme successo negli anni '90 e nei primi anni del 2000. Poi la morte di Svensson nel 2008 ha interrotto tragicamente la loro storia. Uno dei loro brani più famoso ci porta invece verso l'altra loro grande influenza e cioè la tradizione del jazz nordico. Ascoltiamoli in From Gagarin's Point Of View

Il bello della musica è che viaggia senza confini e senza limitazioni. Al di là della world music, le influenze e gli scambi sono sempre avvenuti. Non deve sorprendere così ritrovare le note di From Gagarin's Point Of View del trio svedese e.s.t. nel nuovo disco di Moses Sumney da Asheville, North Carolina. Sumney ha da poco pubblicato la prima parte di un progetto intitolato græ. La seconda è attesa per maggio di quest'anno. In questo primo album, molto interessante, itroviamo Gagarin: I wish I could dedicate my life / My life to something bigger / Something bigger than me.

Sentiamo un altro brano da questo disco, la delicatissima Polly, li cui testo sostenuto da un arpeggio di chitarra di Polly prova a dirimere la questione della poligamia.

Lasciamo il 2020 e tuffiamoci nel passato, grazie ad un'altra chiatarra, quella di uno dei più grandi virtuosi di tutti i tempi oltre che autentico inventore di un genere, quello che oggi chiamiamo jazz-manouche. Ma Django Reinhardt è stato comunque un grandissimo jazzista, strumentista e compositore sopraffino. Ascoltiamolo in questo frammento del 1939 insieme al suo sodale Stephane Grappelli: Jattendrai Swing

Fermiamoci sulla chitarra allora e facciamo un balzo in avanti così come lo ha fatto fare allo strumento Wes Montgomery, raccogliendo proprio l'eredità di Django e Charlie Christian. Qui siamo nel 1965 (morirà tre anni dopo a soli 45 anni), in uno speciale registrato a Londra insieme a Stan Tracey (piano) Rick Laird (contrabbasso) Jackie Dougan (batteria). Wes Montgomery, Here's That Rainy Day

Nel 1960 Montgomery pubblica un album fondamentale, si intitola The Incredible Jazz Guitar of Wes Montgomery. Tra i brani c'è Four on Six, una sua composizione, su cui si sono formati generazioni di chitarristi. Sentiamo la versione

Negli ultimi anni della sua carriera, con il passaggio dalla Verve e poi alla A&M Wes Montgomery abbraccerà un tipo di jazz che oggi si definirebbe Lounge e che allora veniva considerato semplicemente commerciale. Senza discutere troppo della questione vi presentiamo un brano trattto da A Day in the Life in cui il chitarrista reinterpretava grandi successi pop. Tra questi c'era Windy

A proposito di commerciale qui saranno in molti a storcere il naso: Europa, e l'album che lo conteneva Amigos del 1976, è considerato infatti uno dei punti più bassi artisticamente raggiunti da Carlos Santana. Ma noi siamo affezionati al vecchio Devadip e gli riconosciamo un'onestà di fondo che nobilita ogni sua nota. Qui è con un altro gigante troppo spesso dimenticato, Gato Barbieri.

Prima dell'ultimo ascolto vi ricordo che ritrovate tutta la puntata sul sito di Disco Club immediatamente dopo la fine della trasmissione.
In questo Free Fall odierno con Danilo Di Termini siamo stati con Jeremy Cunningham, GoGo Penguin, Esbjörn Svensson Trio, Moses Sumney, Django Reinhardt & Stéphane Grappelli, Wes Montgomery, Santana & Gato Barbieri.
A sabato prossimo con la puntata dedicata al grande Lee Konitz. Ciao

Blue Morning di Dario Gaggero

Bentornati a una nuova puntata di 'Blue Morning', il viaggio nei meandri della musica afroamericana da fare comodamente seduti a casa.
Io sono sempre Dario Gaggero, per chi non è stato attento le volte precedenti.


Oggi apriamo con uno dei pezzi 'divertenti' di Howlin' Wolf, tradizionalmente associato invece ad una drammatica e primitiva intensità.
Dalla penna del 'solito' Willie Dixon eccovi '300 pounds of joy':

Dotato di una pirotecnica presenza scenica e di uno stile che miscelava le raffinatezze di un Lowell Fulson o di un T-Bone Walker con una ruvidezza tipicamente Texana, U.P. Wilson è un chitarrista affermatosi nei primi anni '80 tra Dallas e Fort Worth.
Gli album incisi per l'inglese JSP negli anni '90 sono ritenuti tra i più significativi della sua carriera.
Oggi ascoltiamo la sua 'Crazy things':

Blacc è uno dei pochi artisti contemporanei ad essere riuscito a miscelare sonorità soul, arrangiamenti moderni e successo di classifica: tralasciando per un momento i suoi exploit in chiave dance (in qualità di vocalist per brani di Avicii e Tiesto, ad esempio) e gli album hip-hop col duo Emanon, i dischi a suo nome sono l'esempio di come si possano mischiare modernità e tradizione senza che nessuna delle due risulti sconfitta.

Questa è la sua 'I need a Dollar', dal secondo album 'Shine Through' (2010)

Bonnie Raitt ha legato il suo successo commerciale a brani più vicini al country ma è sempre stata a suo agio con il blues, sua influenza primaria mai rinnegata.
Questo bellissimo 'Kokomo Medley' è tratto da una registrazione televisiva del 1976 per l'Old Grey Whistle Test:

E' arrivato il momento di mettere su qualcosa di Louis Jordan, imbattibile precursore dei tempi con il suo mix di jazz, boogie woogie e jump blues. Una delle influenze meno citate per il futuro rock'n'roll, questa è la sua 'Somebody done hoodoed the hoodoo man':

Tra i protagonisti della scena prebellica di Chicago, Big Maceo derivò il suo stile pianistico dai fuoriclasse boogie woogie degli anni '30 e dall'esempio di Leroy Carr e lo mise al servizio di brani eleganti e più volte imitati (sua la 'Worried Life Blues' a lungo nel repertorio di Eric Clapton).
Qui lo ascoltiamo, accompagnato dalla slide di Tampa Red, in 'County Jail Blues'

Vera e propria Carneade della musica Cathy Saint ha inciso un solo singolo nel 1963 su etichetta 'Daisy', pesantemente influenzato dallo Spector sound (all'epoca al massimo del suo successo commerciale). Peccato che sia uscito la settimana dell'omicidio del presidente Kennedy e quindi non l'ha mai trasmesso nessuno.
It's a big bad world, indeed.

Tommy Johnson ha venduto l'anima al diavolo in cambio dell'abilità nel suonare la chitarra. Ma quello non era Robert Johnson?
Lo so, lo so...la questione è complessa e questo non è il momento per esaminarla a fondo.
Musicista itinerante del Delta del Mississippi e autore della celebre 'Canned Heat', Johnson era dotato di un caratteristico e malinconico falsetto vibrato che si può ascoltare insieme alle sue intricate parti di chitarra in diverse incisioni della fine degli anni '20.
Questa è la sua 'Big Road Blues'

Mi riprometto sempre di non mettere brani o artisti TROPPO conosciuti...ma a volte la tentazione è davvero troppo forte.
Eccovi la title-track dell'album capolavoro che ha cambiato per sempre il volto (e il suono) della musica soul: 'What's Going On' di Marvin Gaye.

Le band di Muddy Waters hanno sempre rappresentato il non plus ultra di quello che noi oggi intendiamo per Chicago blues: anche se la formazione cambiava abbastanza spesso il sound rimaneva sempre molto simile - a testimonianza di una visione artistica che evidentemente mancava a molti suoi rivali.
In questa bellissima versione della classica 'Long Distance Call', ad esempio, abbiamo Luther 'Snake Boy' Johnson alla chitarra, Otis Spann al piano, S.P. Leary alla batteria e Paul Oscher all'armonica. Oltre, ovviamente a Muddy e alla sua slide...

I Coasters hanno rappresentato al meglio il passaggio tra il 'vecchio' doo-wop e il nuovo mondo del rock'n'roll, con i loro buffi impasti vocali a dar vita alle strampalate vignette per teenager a firma Leiber e Stoller. E come dimenticare quegli assoli di sax!

Vero pioniere della slide elettrificata e senza dubbio uno degli artisti blues più influenti di tutti i tempi, Elmore James ha portato all'estremo lo stile prebellico di Tampa Red inanellando una lunga serie di brani che risultano drammatici e coinvolgenti anche per un ascoltatore moderno.
Questa è la sua I can't hold out:

L'artista italiano di oggi è l'armonicista e cantante Fabrizio Poggi che (accompagnato o meno dai suoi Chicken Mambo) si è distinto negli ultimi vent'anni per una serie di collaborazioni ad altissimo livello, non solo legate all'universo blues.
Basti ricordare la candidatura ai Grammy Awards 2018 per il suo album 'Sonny & Brownie's Last Train', in coppia con Guy Davis o gli innumerevoli concerti in italia e all'estero.
Vi metto 'Walk On' dall'album 'Texas Blues Voices' (qui la 'voice' è quella di Ruthie Foster)

Visto che qualcuno si è lamentato che questa rubrica sta prendendo una piega troppo seria vi lascio con un demenziale brano funky disco che spero vi metta di buonumore.
Di 'sti tempi ce n'è bisogno.
A presto,
Dario.

 

 

 

Heavy Metal Parking Lot di Dario Gaggero

Bentornati a Heavy Metal Parking Lot, il programma dove il rock duro è di casa.
E visto che immagino siate a casa anche voi...
Ogni promessa è debito: partiamo quindi con una richiesta arrivata fuori tempo massimo la volta scorsa.
Per Monica (o era Cristiano? Finitela con 'sti pseudonimi) il video di 'Prison Sex' dei Tool!


Mi raccomando: sotto con richieste e dediche come al solito! Proseguiamo con un chitarrista dalla carriera lunga e variegata, Gary Moore! Ha suonato hard rock, ha suonato metal, ha suonato blues e ha pure collaborato con Cream e Jimi Hendrix Experience (al posto di Clapton e Hendrix, ovviamente). Dal suo periodo più heavy vi metto 'Murder in the Skies':


Titolo programmatico per un classico minore della NWOBHM: 'Heavy Metal Mania' degli Holocaust, dal loro debutto 'The Nightcomers' (1981)


Prima richiesta della serata: 'Release the Soul' dei Malevolent Creation per Michele Massari!


Passiamo a un video decisamente sopra le righe per un gruppo con uno dei concept più bizzarri della storia del rock: i GWAR con 'Let us slay'


Altro giro, altra richiesta: 'Mama, I'm Comin' Home' di Ozzy Osbourne per Stefano Espy, dall'album 'No More Tears' (1991)


E parlando di Sabbathiani veri o presunti, eccovi 'Sign of the Wolf' dei Pentagram:


Una richiesta da parte di Tiziana: 'Before a Grave' dei Mustasch:


I coloratissimi Twisted Sister hanno avuto una carriera infinita (attivi dal 1973!!!) e sono probabilmente il gruppo esteticamente meno plausibile ad aver cavalcato l'ondata glam degli anni '80. Del resto loro venivano dalla PRIMA ondata glam di New York, quindi...
Ecco il video della classica 'We're not gonna take it'


Altra richiesta per Stefano Espinoza - stavolta è la classica 'Got the Time' degli Anthrax, salotto compreso.


Parliamo adesso dello shredder forse più sfortunato di tutti, stroncato dalla malattia nel mezzo del fiorire della sua carriera.
Eccovi la classica 'Altitudes' di Jason Becker



Tra i beniamini assoluti della nostra rubrica, tornano anche stasera su cortese richiesta di Tiziana: 'No Surrender' dei Judas Priest, dal loro ultimo 'Firepower'.


Nonostante siano sempre stati considerati un gruppo thrash 'di seconda fascia' sono sempre rimasti nel cuore di molti appassionati e considerati più genuini di molti colleghi più blasonati: sto parlando dei Nucleat Assault.
Questa è la loro 'Critical Mass'


I Loudness sono dei veri e propri veterani della scena metal giapponese (attivi dai primi anni '80) e si sono affermati col tempo nel panorama heavy internazionale, anche grazie alla chitarra del leader Akira Takasaki.
Eccovi la loro 'Crazy Night'


 Seconda richiesta per Michele Massari: stavolta abbiamo nientemeno che 'Gypsy' degli Uriah Heep, dal caposaldo dell'hard rock di tutti i tempi 'Very 'eavy...very 'umble' (1970)

Ultima richiesta della serata, stavolta per il Polotti: 'Hell Soldiers' dei Railway (1984)

Solito pezzo lampo per il finale, ma stavolta meno 'lampo' del solito.
Ci vediamo sabato sera (e prepatevi le richieste, mi raccomando)!
Heavy Metal Dario.

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