Radio Disco Club 65

Oh Girls! di Ida Tiberio

All American.... Girls


Lucinda Williams entra precocemente in confidenza con la musica e la letteratura grazie a una serie di efficaci input familiari. Dopo gli studi universitari, Lucinda si trasferisce in quell' inesauribile fonte di stimoli musicali che è (allora come oggi) la città texana di Austin. Ben presto, la passione per la tradizione musicale della sua terra, insieme al dono di una voce accattivante e possente, le permettono di entrare nel circuito discografico e di affermarsi nel mondo della canzone d'autore attraverso una serie di album country-rock e folk ben accolti dalla critica specializzata



L'altra Williams della mattinata si chiama Victoria e ha un talento grandissimo e misconosciuto. Attratta dal folk e dalla musica delle radici, Victoria ha una voce incantevole e scrive canzoni ricche di poesia e intimismo. Nel 1986 collabora all'ottimo album d'esordio di Peter Case, il suo primo marito e poi dà il via ad un'attività musicale autonoma molto promettente. I Giant Sand la richiedono in sala di registrazione e nei loro concerti e il suo prestigio si consolida. Poi, l'incontro con una malattia subdola e invalidante come la sclerosi multipla. Victoria è costretta a cure costose che lei, priva di assicurazione sanitaria, non può sostenere. In suo aiuto intervengono alcuni musicisti "di chiara fama" (Lou Reed, Pearl Jam, Maria McKee e Lucinda Williams e altri ancora) che danno vita al progetto Sweet Relif Found. Victoria continuerà a suonare, affrontando con coraggio la malattia.



Melissa Etheridge, rocker grintosa e appassionata, vincitrice di due Grammy Awards in qualità di migliore performer rock femminile e grande fan di Bruce Springsteen, Melissa Etheridge è anche una figura rappresentativa della comunità omosessuale americana. Melissa suona (bene) la chitarra e il piano, ha una voce che si adatta alla perfezione al suo status di musicista rock e le sue esibizioni sono un concentrato di pura, debordante energia. Nonostante la lotto contro il tumore, da cui è uscita vincente, la carriera dell'artista americana prosegue con ulteriori riconoscimenti, compreso l'Oscar per la migliore canzone inserita nel film-documentario "Una scomoda verità". Vale la pena di ascoltarla. Ma prima, una virata in direzione gossip: il padre "donatore" dei figli di Melissa e della sua ex-compagna Julie Chypher è piuttosto famoso dalle nostre parti: si chiama David Crosby!



Cantautrice texana, bella voce e una certa verve comunicativa, Edie Brickell raggiunge il picco della notorietà negli anni ottanta, insieme ai New Bohemians, la band con cui, da ragazzina, si esibiva nei club di Dallas. Con loro incide il primo, apprezzato album Shooting Rubberband and the Stars. Edie scrive testi interessanti, le sonorità orientate verso il folk-rock sono gradevoli e il successo non si fa attendere. Anche il cinema si accorge di lei: Oliver Stone le affida la parte di una folksinger in Nati il Quattro Luglio. Qualche anno dopo, negli studi del Saturday Night Live, incontra il celeberrimo Paul Simon che diventerà suo marito. Ad onor del vero lo è ancora, nonostante qualche conclamato momento di "tensione".



Anche in questo caso, si ripropone la classica "vecchia" storia: Bonnie Raitt assimila l'arte in famiglia: la madre è una pianista, il padre una star di Broadway. La musica e lo spettacolo, dunque, per lei rappresentano una sorta di nutrimento quotidiano. Bonnie si appassiona al blues, impara a suonare la chitarra, compresa la slide, con risultati eccellenti. Inoltre, ha una bellissima voce, sa scrivere canzoni di grande impatto emotivo e si circonda di ottimi collaboratori. I riconoscimenti non tardano ad arrivare: vince tre Grammy Awards e la rivista Rolling Stones la inserisce in due elenchi distinti: quello dei migliori cantanti (cinquantesimo posto) e dei migliori chitarristi pop-rock (ottantanovesimo posto) di tutti i tempi


Blue Morning di Dario Gaggero

Buongiorno a tutti e bentornati a Blue Morning, la rubrica che esplora la musica nera in tutte le sue sfumature (o quasi).
Siete pronti?
Oggi cominciamo con un classico dei doppi sensi: lo scatenato Bull Moose Jackson con la sua 'Big Ten Inch'.
A cosa avrà voluto alludere?
Beh, a un disco, ovviamente.
O no?

Big John Wrencher è stato un personaggio decisamente singolare: perso un braccio in un incidente automobilistico di gioventù continuò ad esibirsi a Chicago in Maxwell Street per tutti gli anni '60, con uno stile rurale e graffiante adattato al nuovo 'verbo' elettrico.
Questa 'Moonshine Blues' è tratto dal suo unico album ('Maxwell Street Alley Blues') del 1969.

Italiani e mandolini sono un'accoppiata abbastanza comune: ma oggi parliamo di mandolino blues! Già membro degli storici Blue Stuff (prossimamente su queste pagine) Lino Muoio ha dedicato buona parte della sua più che ventennale carriera artistica al progetto 'Mandolin Blues', approfondendo anche l'uso di altri strumenti 'desueti' della tradizione afroamericana (ukulele, lap steel, banjo...). Scettici?
Sentite qui:

Ensemble vocale con una carriera che comincia alla metà degli anni '40, gli Swan Silvertones riuscirono progressivamente a innovare con sfumature e arrangiamenti moderni la tradizione gospel. Le incisioni Specialty e Vee-Jay sono forse quelle dove la stilizzazione degli arrangiamenti e i contrasti vocali giungono ad una piena maturazione, oltre a regalare al gruppo diverse soddisfazioni commerciali.
Questa è la loro celebre versione di 'Oh, Mary don't you weep':

Chick Willis ha iniziato il suo percorso artistico negli anni '50 come chitarrista di...Chuck Willis (lo so, non ci posso fare niente) mettendo in mostra uno stile influenzato da Guitar Slim.
Alla morte di Chuck ha inciso diversi singoli a suo nome per tutti gli anni '60, sino a che non ha imbroccato il suo grande (e unico) successo, l'esplicita 'Stoop Down Baby' nel 1972.
Ha continuato a incidere dischi e a suonare dal vivo sino alla morte nel 2013, sviluppando un tocco più morbido e spesso debitore di B.B. King.
Qui lo vediamo esibirsi nel suo grande classico in un concerto dal vivo a Monterey (CA) nel 2010:

Il danese Mike Andersen ha portato avanti con grande coerenza la sua fusione tra blues e soul innestata su un impianto tradizionale con risultanti a volte eccellenti. Dalla sua discografia, ormai parecchio nutrita, ho scelto per voi il video dell'acustica 'Over You' (2011)

Nativa della Louisiana ma affermatasi inizialmente in Texas (come cantante country!) l'ormai veterana Marcia Ball unisce alla perfezione l'irruenza Texana e il seducente tocco pianistico di New Orleans.
La sentiamo in una bella versione live di 'That's Enough of that Stuff':

Abbiamo parlato di Freddie, abbiamo parlato di Albert...ma nella nostra giornata c'è sempre spazio per B.B. King.
Eccolo dal vivo nel 1979 con la sua classica 'I've got a mind to give up living':

E' il momento del rock'n'roll!
Con un occhio ai ritmi ondeggianti della nativa Louisiana e l'altro al solito Little Richard, Larry Williams ci regala la scoppiettante 'Hocus Pocus'!

Tra i bluesman 'classici' del Delta del Mississippi Son House rimane decisamente il mio preferito: la sua voce sembra un urlo che proviene da un passato oscuro e misterioso, fatto di polvere e sangue, peccato e redenzione. Quando è stato 'riscoperto' alla metà degli anni '60 aveva forse perso un po' di smalto dal punto di vista esecutivo ma la voce aveva mantenuto la stessa inquietante espressività.
Eccovi una toccante versione di 'Death Letter':

Pochi i brani incisi per la Blue Cat (etichetta fondata dai compositori Leiber & Stoller) ma gli Ad Libs, guidati dalla cantante Mary Ann Thomas, non sbagliavano veramente un colpo.
Questa è 'He ain't no angel':

Anche per oggi abbiamo finito. Vi saluto con una bellissima 'Diving Duck Blues' della 'strana coppia' Taj Mahal e Keb'Mo, segnalatami da Stefano Espinoza.

Alla prossima,

Dario.

 

 

 

Beppe Gambetta dopo un travagliato viaggio è riuscito a "fuggire" dagli Stati Uniti. Dopo qualche giorno di riposo ci dedica un vero e proprio inno a Disco Club.

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