Rock

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YO LA TENGO - Fade.

È pressoché inevitabile che un disco intitolato  “dissolvenza” non suoni troppo feroce o roboante, specie se a siglarlo sono i veterani indie Yo La Tengo che nella loro carriera hanno espresso come massima forma di  violenza  momenti definibili come ‘muro del suono morbido ‘ oppure ‘feedback suadente’. Ciò detto, Fade è un disco più strutturato di quanto ci si potrebbe attendere, sicuramente permeato di psichedelia (Two Trains), ma quasi sempre legato all’idea di canzone (Is That Enough?), un disco rilassato, amabile e rassicurante anche quando inserisce, come da tradizione Yo La Tengo, piccoli elementi di stranezza (il folk-con disturbi noise alla Tunng di I’ll Be Around, ad esempio).  Si percepisce anche un grande amore da artigiani per  la propria musica, cosa non da poco dopo quasi trent’anni di carriera. (Antonio Vivaldi)

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DROPKICK MURPHYS - Signed And Sealed In Blood

I Dropkick Murphys, irlandesi di Boston, Massachusetts, sono oramai dei veterani folk punk: un sacco di dischi sulle spalle, un profilo cresciuto esponenzialmente negli anni (a casa propria sono simil-istituzioni), un’identità precisa e definita. Identità fatta di radici irlandesi e adolescenze punk anni 90. Vogliamo dire un incrocio tra Dubliners e Rancid? Diciamolo. Signed and Sealed… è un disco volutamente leggero. Le canzoni spesso paiono cori da stadio riadattati: sono immediate, collettive, rumorose e coinvolgenti. Tra cornamuse, poca elettricità e molta furia/entusiasmo. Non un capolavoro, piuttosto un succoso augurio di buon 2013, da usare per tirarsi su il morale in caso di malinconia invernale. Non una cosa malvagia. Chi l’ha detto che scrivere canzoni complesse, sia più difficile di indovinare due pugni di ballate spensierate? (Marco Sideri)

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GIL SCOTT-HERON - The Revolution Begins

I primi tre dischi di Gil Scott Heron sono altrettante pietre miliari della musica black. Pubblicati dalla Flying Dutchman tra il 1970 e il 1972, “Small Talk At 125th & Lenox Avenue”, “Pieces Of A Man” e “Free Will”, contengono in nuce tutta la sua poetica degli anni a venire: in particolare il primo e il terzo album segneranno definitivamente il genere poetry speaking (l'omonimo disco dei Last poets è anch'esso del 1971) ispirando tutte le generazioni di rapper a venire; il secondo è semplicemente uno dei dischi soul più importanti di sempre. Aggiungete un terzo cd di inediti e take alternate, un libretto curatissimo, con dettagli discografici, copertine di 45 giri e altre amenità e avrete un cofanetto impeccabile sotto ogni punto di vista. Anche per chi già possedeva gli album originali. (Danilo Di Termini)

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VILLAGERS - {Awayland}
Il bravo autore è quello che sembra non fare alcuna  fatica a mettere una dopo l’altra le note giuste, che usa forme classiche inserendo qua e là l’increspatura geniale e imprevista. Con la sigla Villagers l’irlandese Conor J. O’Brien ha inciso nel 2010 un album, Becoming A Jackal, che lo dimostrava in diversi punti autore eccellente mentre in altri lo vedeva faticare in cerca del guizzo lontano un passo ma irraggiungibile.  Il nuovo {Awayland} dice che O’Brien continua a sfoderare canzoni da amore a primo ascolto (Earthly Pleasures su tutte) e possiede ormai un suo stile ben riconoscibile a metà strada fra l’irrequieto e il suadente, fra Bright Eyes (un altro Conor, guarda caso) e Paul Simon. E quando la melodia non è proprio pazzesca  arriva sempre il tocco strumentale giusto  a salvare la situazione. (Antonio Vivaldi)
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THE WALKABOUTS - Berlin

Un disco dei Walkabouts è un po' una questione di cuore, per legioni di appassionati: perché la band di Chris e Carla, nel buio dell'orrido synth – pop anni Ottanta rappresentò una sponda sicura, un bel modo per tenere assieme presente non regressivo e roots rock alla Neil Young, folk rock e oltre. Come facevano nello stesso momento, con estetica parzialmente coincidente (i Byrds al posto di Young) gli altrettanto grandi R.E.M. Adesso decenni dopo, arriva finalmente un vero "live", dal vivo in un club di Berlino. Ed è un fiotto sorgivo di canzoni, in gran parte tratto dall'ultimo Travels In The Dustland, ma non solo. Voci e suoni stripped down, come dicono gli anglofoni, un emozione palpabile traccia dopo traccia. E dieci minuti di epica, sferragliante cavalcata rock con l'epica Gran Theft Auto. (Guido Festinese)

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VILLAGERS - (Awayland)

Dopo essersi guadaganato la nomination ai Mercury Prize con il suo album di debutto Becoming a Jack del 2010 , il cantautore Irlandese Conor J. O'Brien pubblica il suo nuovo album {Awayland}. Scritto da Conor O'Brien è stato prodotto e mixato in Irlanda da Conor assieme a Tommy McLaughlin. Ancora una volta l’outsider di Dublino mette in mostra la sua vena più intimista e visionaria dell’odierno pop acustico ispirandosi a modelli quali Robert Wyatt, Neil Young, Paul Simon ma anche di mentori più freschi come Rufus Wainwright, Arcade Fire, Divine Comedy, Last Shadow Puppets e Paddy McAloon (Prefab Sprout).

CD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 11 gennaio 2013 al prezzo di 16,50 €

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