Rock

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SALLIE FORD & THE SOUND OUTSIDE - Dirty Radio

Con Dirty Radio, i Sallie Ford & The Sound Outside trovano il punto d’incontro sublime tra il moderno e il vintage. La band del Portland, Oregon miscela roots rock, country, jazz e blues con elementi contemporanei dal 2008. Le loro influenze spaziano dai Beatles ai CocoRosie, da Cat Power ai Squirrel Nut Zippers fino a Tom Waits. “Dirty Radio” ha suscitato ottimi consensi negli USA dove la voce unica di Sallie Ford è stata paragonata addiritura a Billie Holiday e i testi a quelli di Waits e Dylan (Portland Mercury).

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 25 ottobre 2011 al prezzo di 17,50 €

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MEG BAIRD - Seasons On Earth

Voce e chitarra degli Espers, psych-folk band di Philadelphia, Meg Baird torna con il suo secondo album solista. A quattro anni di distanza “Seasons On Earth” conferma e supera l’esordio “Dear Companion”. Il fingerpicking di Meg Baird è sempre più affinato e preciso e il songwriting ancora più ispirate e intimiste. Meg Baird è una cantautrice in ascesa che senza dubbio sarà presto una favorita degli amanti del genere.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 25 ottobre 2011 al prezzo di 18,50

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91 (1)
JUNE TABOR & OYSTERBAND- Ragged Kingdom

Semplicemente fantastico! Appassionati di british folk, unitevi in un plauso per questo lavoro di June Tabor, alla seconda esperienza significativa con la Oysterband (il primo Freedom and Rain, di notevole levatura anch'esso). Non per l'apertura, The Bonny Bunch of Roses in una versione assolutamente originale, ma per l'insieme questo disco è paragonabile ai più notevoli lavori degli anni 70. June Tabor, la solita voce stupenda, con arrangiamenti particolarmente curati. Spiccano pezzi  come If My Love Loves Me e Fountain  Flowing. A mio avviso è destinato a diventare un "caposaldo" del genere. (Andrea Ansevini)

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70 (1)
NICOLAI DUNGER - Ballad Of This Land

Dal produttore di Ed Harcourt (Jari Haapalainen) un disco ispirato da un viaggio in Irlanda del "cantautorone" svedese. Tredicesimo disco per un personaggio semisconosciuto che con i primi due dischi doveva lavorare come giardiniere per sbarcare il lunario. Un misto di swedish-ireland folk di forte ispirazione pastorale così come nella migliore tradizione "del nostro". Ma sono piccoli acquarelli in un autunno senza tempo e luogo, quasi una poesia di Gianni Rodari. (Andrea Ansevini)

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BONNIE PRINCE BILLY – Wolfroy Goes To Town

Negli ultimi anni penso oramai di aver perso il conto delle uscite di Bonnie Prince Billy e col passare del tempo ho sviluppato un senso di allerta e di attenzione verso la produzione del bardo di Louisville. BPB risiede in uno di quei limbi dove da un momento all'altro si rischia di scivolare via lungo l'assopimento della creatività e della freschezza. Ovviamente tutti i timori e i dubbi sono stati fugati in un battibaleno. Wolfroy goes to town è un gioellino di delicatezza e intimismo dei più brillanti e puri a cui ci ha abituato BPB. La solita voce fragile ma allo stesso tempo determinata, accompagnata da melodie sospese tra arpeggi di chitarra acustica e qualche sprazzo di elettricità, pervade l'anima dell'intero album, saltellando da un country rustico a tonalità cupe di un blues straziante. Senz'ombra di dubbio l'album perfetto per iniziare l'autunno. (Giovanni Besio)

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JAMES BLAKE – Enough Thunder (EP)

Non contento del successo dell’esordio di febbraio, James Blake torna con un EP tutto nuovo. In realtà è una mossa solo parzialmente a sorpresa, visto che la strada per giungere al primo LP omonimo era stata tracciata da EPs che avevano suscitato legittime speranze. Tuttavia, Enough Thunder è il primo prodotto che segue il parziale allontanamento del giovanissimo inglese dal dubstep ‘puro’ degli esordi per giungere alla ‘forma canzone’ che caratterizza il suo lavoro più maturo. E, come ci si poteva aspettare, non compie un passo definitivo in una direzione o in un’altra: alcuni brani, come la cover di A Case Of You e la title track, con il loro accompagnamento di piano, appartengono alla canzone più tradizionale e mostrano che James Blake può essere un buon cantante, ma non molto di più; altrove, come in Not Long Now e in Fall Creek Boys Choir (con Bon Iver), l’ispirazione dubstep ritorna e con lei l’eccellenza alla quale Blake ci ha abituati. Una prova intermedia, insomma, ma per quest’anno possiamo accontentarci. (Marina Montesano)

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