Rock

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BEIRUT - The Rip Tide

Dopo la lunga assenza ritornano i Beirut con RIP TIDE, uno dei dischi più attesi dell'anno. Reduci da un lungo tour estivo che ha toccato anche l’Italia, hanno suonato il 5 luglio scorso a Ferrara assieme ai National, la band guidata da Zach Condon pubblica il nuovo album sempre per la loro etichetta, la Pompeii Records. L’album è stato registrato a New York, Albuquerque e Santa Fe con la stessa band di sei elementi che abbiamo visto sul palco: Zach Condon (ukulele, tromba, piano, voce), Perrin Cloutier (fisarmonica, piano), Paul Collins (basso elettrico, violoncello), Ben Lanz (tromba, piano, tuba), Nick Petree (batteria) e Kelly Pratt (tromba, euphonium).

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 30 agosto 2011 al prezzo di 14,90 €

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GILLIAN WELCH – The Harrow And The Harvest

Ritorno alla normalità per Gillian Welch, dopo la stasi creativa che, per sua ammissione, non le ha consentito, per lungo tempo, di scrivere brani sufficientemente buoni per un nuovo disco; infatti l'ultimo cd a suo nome era 'Soul Journey' del 2003. La cantautrice non si è però demotivata ed ha partecipato a parecchi progetti, su tutti l'ottimo 'Friend of a Friend' di Dave Rawlings dove l'accoppiata Welch-Rawlings agiva a parti invertite, ponendo l'accento sulle indubbie doti del fedele accompagnatore. 'The Harrow and the Harvest' si basa sostanzialmente sul cristallino dialogo delle chitarre acustiche dei due, talvolta sostituite da un banjo, e sulle ariose armonie vocali; i brani, tutti a firma del sodalizio, traggono ispirazione dalla tradizione sia per la forma che per i temi: folksongs nostalgiche, malinconiche, piene di whisky e di amori tormentati, che la voce della Welch interpreta con la consueta passione. (Fausto Meirana)

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WILLIAM ELLIOTT WHITMORE - Field Songs

Di uomini soli (più o meno al comando) è pieno il folk. Non si contano i menestrelli, trovatori, cantastorie, bluesman, folksinger e predicatori che negli anni hanno imbracciato la chitarra e semplicemente cantato. Di amore e morte e ingiustizie e paesi e ricordi. L’abbondanza di musicisti/dischi ha un po’ diluito il fascino della formula, soprattutto negli ultimi tempi. William E Whitmore, tuttavia, con Field Songs centra l’obiettivo, e tra ruvidi folk blues e testi sociali soddisfa pienamente chi ascolta per il tempo delle 8 canzoni. Certo, il linguaggio è sempre quello: chitarra legnosa e voce al whiskey e nicotina. Come si fanno le cose, però, resta comunque importante almeno quanto cosa si fa. William canta bene da solo con la sua chitarra (o col suo banjo). Vale quindi la pena prestare attenzione. Di certo per i seguaci del genere. (Marco Sideri)

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ONEIDA - Absolute II

Con questo disco, che completa la trilogia Thank Your Parents, gli Oneida completano anche la propria mutazione. Da rockettari rumorosi e sonicamente indisciplinati, a sperimentatori. Le quattro lunghe tracce del disco (10 minuti a capa) fanno a meno del tutto di batteria e ritmo per lasciare spazio all’incrocio di chitarra, basso, tastiere e altri ammennicoli. Il risultato è un rock senza parole, ora alieno e spiazzante, ora stranamente melodico. I più colti sapranno individuare suffissi in abbondanza per la musica di Absolute II: kraut, psych, ambient, ex-noise rock. La sostanza però, certo non consigliabile a orecchie devote al pop, è un percorso straniante e nuovo. Il passato ci ha insegnato che nessuna mutazione è irreversibile, in musica; domani è sempre un altro giorno. Ma Absolute II suona come un (buon) punto di arrivo. (Marco Sideri)

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AIDAN MOFFAT & BILL WELLS - Everything's Getting Older

Se gli Arab Strap erano noti (e amati) per una formula granitica e perlopiù immutata nel corso di 6 dischi, almeno nelle linee di fondo, Aidan Moffat (che degli Arab Strap era voce e carisma) nella carriera da solista ama diversificare (dall’elettronica al folk al rock). Bill Wells, dal canto suo, è il jazzista ufficiale della Scozia indie (quindi un jazzista un po’ così) e collaboratore seriale. Questo incontro estemporaneo li trova rilassati e complici nell’attraversare panorami differenti (dalla ballata pianistica al ritornello pop) con leggera maestria. La voce di Aidan (bassa, scozzese e semi parlata) è un marchio di fabbrica. Tocca a Bill inventare variazioni e sfumature per combattere la ripetizione. Ci riesce bene. E Everything… pare fin da subito uno di quei dischi pigri che magari non colpiscono immediatamente, ma rimangono in giro a lungo. (Marco Sideri)

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JOE JACKSON TRIO - Live Music Europe 2010

Quinto disco dal vivo per Joe Jackson, testimonianza di una tournée, che non ha toccato l'Italia, realizzata con il bassista Graham Maby e il batterista Dave Houghton, sodali di vecchia data. Niente di nuovo apparentemente, con un songbook che pesca a piene mani nel suo glorioso passato (due titoli dal primo album "Look sharp!", cinque dal classico "Night and day" del 1982), ma anche dai più recenti "Blaze of Glory" e "Volume 4", con la chicca di tre cover come "Girl" dei Beatles (solo piano e voce), "Inbetweenies" di Ian Dury e "Scary Monsters" di David Bowie. La novità è l'approccio, soprattutto nel pianoforte di Jackson, decisamente più jazzistico, forse frutto del progetto in corso dedicato alla rilettura della musica di Duke Ellington. Grande classe, grandi canzoni, che volere di più? (Danilo Di Termini)

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