Rock

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ROYAL BANGS - Flux Outside

Royal bangs band originaria di Knoxville (Tennessee) che nel 2008 con “We Breed Champions”, pubblicato dalla Audio Eagle (etichetta fondata dal batterista dei Black Keys, Patrick Carney) e poi con “Let It Beep” (Sub Pop) ha saputo conquistarsi uno spazio nel panorama Indie Rock Americano. Sempre in evoluzione hanno saputo dare ad ogni album una caratterizzazione diversa. Questa volta con Flux Outside album prodotto da Dave Fridman (Mercury Rev) e coadiuvati in studio da Scott Minor (Sparklehorse) hanno aggiunto al loro rock sperimentale molta elettronica con un grande utilizzo di synth e tastiere.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 17 maggio 2011 al prezzo di 17,50 €

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EDDIE VEDDER - Ukulele Songs

Si intitola “Ukulele Songs” e uscirà il prossimo 31 Maggio per l’etichetta dei Pearl Jam Monkeywrench Records. Si tratta del secondo album solista di Eddie Vedder che ritorna, con un progetto solitario, dopo l’enorme successo ottenuto componendo le canzoni per il film di Sean Penn “Into The Wilde”. Ukulele Songs è una collezione di 16 canzoni tra brani originali e cover, arrangiate per la maggior parte attraverso voce, chitarra, archi ed ukulele. Ad impreziosire il lavoro di Eddie Vedder, ci sono alcuni ospiti d’eccezione tra cui Glen Hansard frontman dei The Frames e Swell Season, ma anche la splendida voce femminile di Charlyn Marshall alias Cat Power. Il primo singolo estratto dall’album si intitola “Longing to Belong” ed è già disponibile in tutti gli store digitali. Contemporaneamente a Ukulele Songs, uscirà anche “Water on the Road” un DVD Live – diretto da Brendan Canty – che ripercorre il tour solista di Eddie Vedder. Nello specifico si tratta della performance registrata al Warner Theatre di Washington, D.C. il 16 e 17 Agosto 2008 in cui Eddie
Vedder ripercorre una serie di classici dei Pearl Jam, cover, brani tratti da Into The Wild e chiaramente alcuni inserti di Ukulele Songs.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 31 maggio 2011 al prezzo di 18,50 €

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SUSANNE SUNDFØR - The Brothel

Dopo lo stupendo ultimo album di Fitzsimmons, l’etichetta Grönland si conferma ancora una volta estremamente capace nel suo lavoro di talent scout e scova per noi un vero talento scandinavo. Siamo davvero lieti di avere la possibilità d’introdurre Susanne Sundfør in Italia. Da sempre coccolatissima dalla stampa più attenta e specializzata, così scrisse di lei un importante quotidiano norvegese, Dagbladet: “I giovani artisti norvegesi dovrebbero piangere quando la sentono suonare, tanto è distante da loro”. Quel quotidiano non stava esagerando. Basta ascoltare “The Brothel”. Un disco come mai avete ascoltato sinora. Artistico. Profondo. Ambient. Esotico. Ricco di tensioni. Linee di piano che incontrano strumenti a fiato per subito implodere in sample industrial. Possiamo sentire la sezione d’archi ed armonie particolari nell’arabeggiante ‘Turkish Delight’ o cori celestiali in ‘Father Father’. Ma soprattutto, possiamo sentire la voce di Susanne. È, al tempo stesso, avvolgente, calda e rassicurante, brillante, sussurrata e malinconica. In questo variegato mondo di suoni, Susanne riesce sempre a trovare il tono perfetto. Questo nuovo disco segnerà la svolta nella carriera della Sundfør, non solo perché è il primo ad essere distribuito fuori dal paese di origine. Partecipano alle registrazioni dell’album, terzo della discografia di Susanne, alcuni dei nomi più importanti della scena jazz, elettronica norvegese. L’album è stato prodotto da Lars Horntveth (Jaga Jazzist e The National Bank), grazie al quale il suono è divenuto più umano, organico e ricco di contrasti. Non deve sorprendere quindi che con “Brothel”, Susanne, si sia guadagnata in patria il premio come miglior artista norvegese al SPELLEMANN prize, il Grammy norvegese.

CD in vendita da Disco Club a partire da martedì 17 maggio 2011 al prezzo di 16,90 €

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PAUL SIMON - So Beautiful Or So What

L’ispirazione può produrre risultati eterni (se supportata dal talento, ovviamente), ma non dura in eterno. Un classico adagio degli editori musicali è: “Sono i primi cinque anni di canzoni di un artista quelli con cui si fanno i soldi”. Dati questi standard, bisogna dire che il Paul Simon compositore memorabile (e ampiamente commerciabile sia con Garfunkel che da solista) è durato quasi un’eternità, dal 1965 di The Sound Of Silence al 1980 di Late In The Evening. Gli anni successivi lo hanno ancora visto figura di primo piano, ma per i suoni, i ritmi e gli ambienti, piuttosto che per le canzoni. In Graceland, l’album che ha portato la musica africana all’attenzione del mondo, non vi era neppure un pezzo che fosse melodicamente memorabile quanto The Boxer o American Tune o My Little Town. Negli ultimi 15 anni il nome di Paul Simon è stato legato al fallimentare musicale The Capeman, alle reunion da Villa Arzilla live con Art e a un paio di dischi abbastanza spenti. So Beautiful Or So What aveva suscitato discrete attese: brani di nuovo scritti sulla chitarra e il ritorno in scena di Phil Ramone, il produttore dei primi lavori del Simon solista. Il disco è sicuramente migliore dei precedenti grazie a canzoni scorrevoli e briose, alla naturalezza quasi sottotraccia degli inserimenti di gospel e suoni africani e a una voce magistrale nel fare della propria scarsa duttilità un rincuorante recitar-cantato. Nessuna canzone è memorabile, ma con un paio di ascolti ognuno sceglierà quelle a cui affezionarsi, sia in ambito ritmato (Dazzling Blue) sia nel settore più meditativo (Love In Hard Times) . In ogni caso il vero fascino del lavoro sta nell’essere un ritratto onesto di un ricco signore quasi settantenne che conduce una vita abbastanza ritirata e può permettersi di guardare con soddisfazione al passato, con serenità al presente e con saggia ironia al futuro, come nell’aldilà pop e doo-wopdescritto in The Afterlife. (Antonio Vivaldi)

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WILD BEASTS - Smother

Il pop inglese, generalizzando senza pudori, ha sempre avuto due facce. Una è quella rumorosa e guascona, con i ritornelli enormi e l'immaginario anni 60, incarnata in modo esemplare da Oasis & C. L'altra è invece decadente e ombrosa, fatta di malinconie notturne e cabaret polveroso. Smother appartiene senza remore alla seconda. Terzo disco lungo per i WB, pare un incrocio tra Antony e gli Style Council, con un pizzico di Smiths. In una cornice di suoni sintetici e dilatati, il falsetto del leader Hayden Thorpe intona ballate eleganti, concedendosi solo occasionalmente parche accelerazioni. È un disco di atmosfere, costruito con sapienza e ricco di particolari, che sceglie una via sperimentale ma non troppo alla ballata demodé, già glorificata da gente come Marc Almond. Una benvenuta dose d'ombra per quello che nonostante tutto si chiama ancora britpop. (Marco Sideri)

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EMA  - Past Life Martyred Saints

Di pop neppure l'ombra, a partire dal titolo (a grandi linee: Santi martirizzati di vite precedenti, o qualcosa di simile). Eppure questo esordio solista di EMA (Erika M Anderson, già metà dei Gowns) è un disco coinvolgente fino dalle prime battute. È un misto di folk scheletrico e disturbi vari (distorsione, bassa fedeltà, schizofrenia sonica) che arriva dritto al punto, e ci rimane fino in fondo. I nomi da citare per offrire riferimenti sono chiari (la prima PJ Harvey, certi Royal Trux, Scout Niblett) ma Erika riesce a fornire un insieme distinto, prendendo a prestito elementi diversi e portandoli con nonchalance a uno. Si passa da tipiche strutture folk blues per voce e chitarra a sfuriate elettriche dal gusto sperimentale, il tutto legato dalla voce versatile (in ugual misura sussurro e minaccia) della padrona di casa. Un viaggio scomodo e affascinante. (Marco Sideri)

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