Rock
Sarà il ritorno all'hard rock classico? Una cosa è certa: Mark Tremonti (chitarrista), Brian Marshall (basso) e Scott Phillips (batteria), dopo la fortunata parentesi coi Creed e la vendita di milioni di dischi (soprattutto in America), hanno optato per un ritorno alle vecchie sonorità del rock classico anni '70, con un pizzico di post-grunge che contraddistingueva la band di Scott Stapp & co. Nel progetto serviva una voce potente, trovata nel Mr. "quattro ottave" Myles Kennedy (ex Mayfield Four). Si era creato così "l'altro ponte"; "One Day Remains" primo lavoro degli Alter Bridge è una freccia al centro, un esperimento riuscito alla grande, basti pensare che testi e arrangiamenti sono stati opera del singolo Mark Tremonti e del fatto che gli altri musicisti siano riusciti a esprimersi al meglio in tutto il lavoro. L'apertura con "Find The Real" è come dire: questi siamo noi, c'è successivamente un alternanza di pezzi tecnici e veloci come la title track e "Metalingus", a dei pezzi lenti come "Open Your Eyes" e "Broken Wings", tutti di una grande fattura. Il resto del disco non delude le aspettative, tornano i mitici assoli di chitarra, che rendono Mark un gran chitarrista, un altro grosso consiglio per gli acquisti da tramandare a tutti gli appassionati di musica. (Luca Cerbara)
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All’interno del ritorno di moda del folk (con tutti i prefissi del caso) vive anche l’attitudine nu-hippie, abbastanza articolata da comprendere tanto i mantra scheletrico-scoppiati dei Brightblack Morning Light quanto la coralità espansiva e vistosa, tra Hair e sfilata di moda ‘Woodstock 40 anni dopo’, di Edward Sharpe & The Magnetic Zeros (ensemble fornito anche di pulmino giallo e mixer entrambi rigorosamente da modernariato). L’opera d’esordio di questi ultimi, Up From Below, potrebbe essere uno scialbo soufflé di citazioni , dai Walker Brothers agli Arcade Fire passando per il Philly Sound, e invece suona divertente, sostanzioso e con almeno tre pezzi che potrebbero andare forte via radio: Home (non troppo diversa da Not Fair di Lily Allen), la sudata e messicana Kisses From Babylon e, migliore di tutte, Desert Song, pastiche tra l’epico e l’esoterico accompagnato da un videoclip strepitoso. (Antonio Vivaldi)
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