Rock
Terzo appuntamento con la band britannica, che esce a tre anni di distanza dal pluriblasonato Empire. West Ryder Pauper Lunatic Asylum è uno di quei dischi che convincono al primo ascolto e installa i Kasabian nell’olimpo dei gruppi d’oltremanica più interessanti degli ultimi anni. Tom Meighan e compagni portano avanti il discorso iniziato nel 2004 con l’album di esordio omonimo, migliorando notevolmente le qualità che lasciavano ben sperare al principio della loro carriera. Rock e psichedelia da nuovo millennio con qualche brano scanzonato che rende il tutto appetibile anche ad un vasto pubblico. Brani come il singolo Vlad The Impaler, Underdog e Take Aim sono più che sufficienti per collocare il nuovo lavoro dei Kasabian tra uno dei migliori dell’anno in corso. Un paio di curiosità: il gruppo prende il nome da un'appartenente (Linda) alla setta di Charles Manson e Kasabian in armeno significa macellaio; la band sarà pure britannica, ma il chitarrista, Sergio Pizzorno, compositore di testi e musiche, oltre che fondatore del gruppo insieme a Tom Meighan, ha origini italianissime, il padre è addirittura un genovese trasferito in Inghilterra. (Mauro Carosio)
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Per questa nuova fatica marca Eels (sottotitolata “12 canzoni di desiderio”) Mark E Everett, barbuto titolare della sigla, ricicla e si ricicla. Dopo l’opulenza del precedente album (il doppio e ottimo “Blinking Lights and Other Revelations”) sceglie la concisione e l’impatto, chiudendo in 40 minuti circa una moltitudine di idee e forme, provenienti da vari passati. Ci sono rock’n’roll puri e duri (Lilac Breeze è un aggiornamento di Jailhouse Rock), ballate indie dolci e avvolgenti (The Look You Give That Guy), blues modernisti, addirittura una canzone licantropa (l’hombre lobo del titolo) con tanto di ululato, e rimando al Werewolf of London di Warren Zevon (True Blood). Insomma, un piacevolissimo disco di passaggio per un fuoriclasse come E. Un disco che, senza pretese, può fare la gioia di ogni tipo d’ascoltatore. (Marco Sideri)
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